Ancora una volta, Oscar
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Preludio
La figura di un uomo, stagliata contro i riflessi di una notte morente…
L’uomo è seduto, abbandonando il peso del capo sulle mani
Il suo respiro è lento e irregolare. Sembra che attiri troppa aria.
Come in un eterno sospiro.
“Il sospiro è il pianto dell’anima”. Pensa. Lui, che di dolore ne ha conosciuto fin troppo.
Da sempre.
Incarnato in capelli oro e occhi cerulei.
L’uomo si chiamava André. Il dolore, Oscar. Quello, era il dolore più antico del mondo.
I più lo chiamano amore, ma l’uomo solo Oscar
L’uomo aveva iniziato a credere che fosse meglio non amare. Eppure l’anima di coloro che seguono questo principio, finisce per imprigionarsi in un mondo interiore in cui domina la follia più assoluta.
“Per vivere senza sperare di impazzire gli uomini hanno bisogno di amare, pur sapendo che rischiano di conseguire ferite troppo dolorose.” Pensa.
Ferite troppo dolorose.
Il suo cuore sanguinava da una vita e l’unica cosa che riusciva a fare era infliggersi, costantemente, nuovo dolore.
Sottraendo il capo alla morsa delle mani, osserva ai suoi piedi un libro aperto, scaraventato nell’impeto del momento.
La targa sul frontespizio dice a chiare lettere: La nuova Eloisa, di Jean Jeaques Rousseau.
“Diciamo che è un romanzo. Una storia d’amore, una cosa leggera”. Gli avevano detto.
Ma non potevano capire.
Non potevano capire le angherie di una vita passata a maledire le differenze di rango, aggrappandosi all’illusione che un giorno lei si sarebbe accorta…
La storia era semplice: la bella aristocratica Julie ama il plebeo Saint-Preux, ma a causa dell’opposizione dei genitori, Julie rinuncia tra le lacrime a lui e sposa il proprietario terriero Wolmar. Tuttavia proprio quest’ultimo, colto da generosità, decide di invitare nella propria casa l’ex amante della moglie in veste di insegnante privato Julie e Saint Preux compiono sforzi immensi per non macchiarsi del peccato di adulterio. Un’amara lotta della ragione contro gli istinti. Infine Julie, nel suo letto di morte confessa il proprio amore a Saint Preux e prega Dio di essere unita a lui in paradiso quando il signore la chiamerà a sé.”[1]
“Esistono anche amori in cui solo la morte rende possibile l’unione degli amanti.” Continua a pensare André.
Raccoglie il libro e lo accarezza con il dorso della mano, sospirando.
Ancora una volta, Oscar.
Si guarda intorno, cercando la conferma dei suoi pensieri. Questa arriva quasi subito, quando gli occhi si posano su frammenti adamantini di due bicchieri di vino, irriconoscibili.
“Sono stato uno stupido a pensare di poter fare una cosa del genere.”
Eppure, accecato da un sentimento troppo nobile, ci aveva provato.
Ancora una volta, Oscar
Circa qualche ora prima, mentre la nonna stava terminando i preparativi per la cena con il maggiore Girodel, André, chiuso nella sua stanza, aveva estratto dall’armadio un abito impolverato.
Non era il tipo di veste che indossava un semplice servo: verde smeraldo, con ricami d’oro. Tessuta con singolare maestria e decoro per chissà quale signorotto che amava drappeggiarsi di seta.
L’immagine che ricambiava lo sguardo di André dinanzi allo specchio era quella di un uomo stanco e logorato dall’autenticità dei sentimenti.
Ripercorse con le dita la cicatrice sull’occhio sinistro, provando per un istante una vaga nota di disagio, essendo consapevole che lo sfregio più grande non era visibile, ma nascosto tra le pieghe del proprio cuore.
Pochi uomini avrebbero continuato ostinati ad amare la stessa donna che era la causa della propria mutilazione, ma André legittimava la particolare condizione convincendosi che l’amore, il più forte e totale, rende tutti ciechi.
Dei colpi, cadenzati sul noce scuro della porta, lo riportarono alla realtà.
Quando Michelle, la giovane cameriera, uscì dalla stanza, André si avvicinò al comò dove la ragazza aveva posato un vassoio d’argento.
Rimirò per un attimo la trasparenza del Porto invecchiato 15 anni, osservando il lieve incresparsi della superficie rossastra sotto stille di un’altra pozione, onde circolari che si propagavano fino ad infrangersi contro gli orli di cristallo.
“Dio… ti prego perdonami, ho scelto un amore che non può essere consumato in terra e probabilmente neanche in cielo. Abbi pietà di me. La amo, la amo, la amo come più non potrei. Abbi pietà di un uomo che ha scelto un amore che non può realizzarsi neanche dopo la morte, in cielo. Ma allora, perché ho vissuto fino ad ora? Per quale scopo? Per vederla diventare la donna di un altro, forse? Dio, mi hai forse lasciato questo unico occhio perché potessi assistere ad uno spettacolo del genere?”[2]
“Signore, mandami all’inferno e accompagna in paradiso colei che amo.”[3]
Convincendosi che tutto ciò fosse la cosa più giusta da fare, prese in mano il vassoio e esitando un istante uscì dalla stanza.
Si dice che il suicidio non sia altro che il culmine della follia umana, l’andare contro il volere divino. Ma si può condannare un uomo per aver amato troppo? Per aver retto, solo, anni di sofferenze?
Assolutamente no….
E nel suo profondo André sperava che anche Oscar avrebbe capito, quell’ultimo, disperato gesto…
Il rumore delle nocche sulla porta della stanza risuonò impaziente, mentre una voce tremante rispondeva un appena abbozzato: -Avanti-
André varcò la soglia con gli occhi bassi, sigillando la camera alle sue spalle.
Di sicuro non si sarebbe mai aspettato, alzando lo sguardo, di trovare la sua Oscar in preda alle lacrime dinanzi alla candide pagine di un libro.
Riconobbe subito la copertina dagli intarsi d’oro e il suo cuore mancò un colpo leggendo la scritta: La nuova Eloisa.
Senza che potesse rendersene conto, fu la prima crepa della propria volontà, che fino ad un attimo prima aveva ritenuto ferrea e salda. Ma, che al cospetto dell’atto vero e proprio in tutta la sua tangibilità, ormai vacillava.
Oscar continuava ad accarezzare il libro, con la mezza idea di asciugarsi le lacrime, per non dare spettacolo delle proprie debolezze all’attendente.
Eppure in lei qualcosa si era mosso, un pensiero talmente diverso dai soliti. E in questo sentiva un sentimento grande, che non riusciva a capire, che non poteva intuire, che avrebbe spiegato sa solo avesse capito…
La prima volta che l’aveva letta, la nuova Eloisa, le era parsa patetica: uno sciocco romanzo d’amore per la plebaglia. Ma ora, ora, aveva acquistato un significato totalmente diverso che sembrava gridare al mondo intero come l’amore non avesse bisogno di stupidi ruoli da rispettare…
Ma forse per lei ,che alla fine non dava peso alle classi sociali, rappresentava la speranza che potesse esistere un amore sì forte e tormentato, la voglia nascosta di poterlo vivere sulla pelle e l’oscura consapevolezza che potesse essere più vicino di quanto pensasse.
A soli tre passi, con un vassoio tra le mani.
-Ti ho portato del vino-
-Grazie mille, André- rispose la donna afferrando il calice. -Puoi avvisare la nonna che non scenderò per la cena?-
-…-
-In verità non voglio incontrare Girodel…-.
Fu un azzardo fare quel nome dinanzi ad André ed Oscar se ne rese conto troppo tardi, l’attendente aveva girato la testa stringendo i pugni con violenza.
“Oh…”
E senza averlo voluto veramente, l’aveva ferito di nuovo…
Oscar distolse lo sguardo dall’uomo e prese a fissare le tenebre attraverso la finestra, nella loro calma apparente.
Non riusciva ancora a comprendere la volontà del padre che dopo averla allevata come un uomo, le chiedeva insistentemente di tornare ad essere una donna… allora a cosa erano serviti tutti quegli anni nell’esercito?
-Ho vissuto in questo modo per troppo tempo ed ormai non so più se sono uomo o donna.- Null’altro che un pensiero esplicitato a voce troppo alta…
-Ho passato la giovinezza, convincendomi che ciò che mi era stato proposto fosse un dono, la possibilità di riscattarmi da una esistenza mediocre, ma ora, non so più cosa fare…
Quando lavoravo a servizio delle loro maestà, ho fatto di tutto per dimostrare che una donna può essere all’altezza di tanto alte aspettative. Ho consacrato la mia vita all’esercito, ma mi chiedo a cosa sia servito….-
André continuava a fissarla, domandandosi se quelle parole volevano essere una confidenza od un semplice pensiero. Più di una volta, aveva capito che Oscar era notevolmente turbata dalla propria condizione, ma solo adesso si era reso conto di quanto la scelta di essere come un uomo gravasse sulle spalle della donna.
Ma egoisticamente il nostro André ringraziava Dio per quelle bizzarre circostanze che l’avevano portato ad innamorarsi di una donna come lei.
E con un nodo alla gola pensava che se quella fanciulla non fosse stata allevata come un uomo, un ragazzino timido ed impacciato non avrebbe mai capito dinanzi al suo capezzale cos’è l’amore, giurando di proteggerla sempre e donarle la vita se necessario.
“Io, André, un giorno sacrificherò la mia vita per te. Oggi hai rischiato la tua per salvarmi e un giorno, te lo giuro, ti ricompenserò mettendo in gioco la mia”.
Quelle parole, pronunciate tempo addietro, rimbombavano assordanti nella sua mente.
Quando Oscar portò lentamente il calice alla bocca, il cuore di André sembrò scoppiare.
Non riusciva più a scindere i pensieri…
Una parte di lui voleva che la donna ponesse finalmente fine a tutto, un’altra strepitava, urlando all’uomo che c’era ancora speranza…
O forse, più egoisticamente, era la semplice paura della morte e della dannazione eterna…
Le labbra della donna ormai sfioravano il freddo cristallo… erano vicine, troppo vicine e non c’era più tempo…
-NOOO!-
Le sequenze che seguirono furono talmente rapide ed improvvise, che, a distanza di tempo, nella mente dei due non rimasero che istanti sconnessi e disordinati.
André aveva urlato con quanto fiato avesse in corpo. La voce e il rumore dei vetri leggeri sul pavimento:
-NON BERE!-
E prima che Oscar potesse accorgersene, le fu addosso, intrappolandola tra il pavimento e il proprio corpo.
Una scena del genere si era gia verificata in passato, ma il fato, beffardo e ingannevole aveva ribaltato le parti da recitare.
André piangeva bagnando il volto di Oscar con le sue lacrime amare.
“Per fortuna… io…io… che presunzione, che egoismo…non credevo di essere questo tipo di persona, quale diritto ho di sottrarti la vita? Di privarti dell’esistenza?”[4]
Oscar sentiva il cuore battere furiosamente, credendo che fosse per la paura di rivivere quel momento. Ma sfiorando con la spalla il braccio dell’attendente sentì nascere in lei un languore sconosciuto.
Ma prima che le sensazioni e gli istinti potessero avere la meglio, un nuovo sentimento si fece largo, costringendola a chiedersi se per caso…
“Ma no, non può essere… André non avrebbe mai fatto una cosa del genere.”
-André…-
-Non ti avvicinare, o ti taglierai con i frammenti di vetro.-
Non riuscì a trattenere il sollievo. La sua Oscar era ancora viva, e non le era parsa tanto bella come in quel momento. Poteva sentire i caldi battiti del suo cuore in cui scorreva sangue vivo.[5]
“André…”
Davvero voleva ucciderla? Solo perché non appartenesse a nessun altro? Poteva dunque l’amore spingere un uomo ad una simile azione?
Queste erano le domande che rimbombavano nella testa di Oscar, che incredula continuava a guardarlo...
Ma non era paura o risentimento per ciò che aveva fatto, no….
Era comprensione, complicità, compassione….
André si era avvicinato al tavolo e pieno di rabbia aveva afferrato il libro dagli intarsi d’oro.
- Un amore che supera le distinzioni di classe non potrà mai esistere…-
Scaraventò il libro contro il letto e gridò:
- La vita non è un libro!!! è dolore, sofferenza!!! Qualcosa che, giorno per giorno, ci illudiamo di non avere mai provato…-
Abbassò lo sguardo, Oscar, invece, continuava a fissarlo e stranamente i pensieri si fecero largo da soli, annullando ogni ferrea convinzione del generale di brigata de Jarjayes.
C’erano solo un uomo ed una donna.
Non c’era altro.
Niente spade, proiettili, soldati, uniformi, pregiudizi, classi sociali, nobili, plebei, re e regine, principi, conti, rivoluzioni.
Il vuoto.
Come in un angolo di paradiso che lontano da un mondo malato rappresentava l’unico modo per amare ed onorare la vita.
“André…”
Lui, che sembrava aver riacquistato la propria spiazzante tranquillità, parlò nuovamente, ma con un tono dolce e pacato, insostenibile.
- Io sono morto, tanto tempo fa, quando decidesti di diventare un uomo. Ma, allora, perché continui a tornare da me… è come se tu avessi paura, ti vergogni per quello che provi, per i tuoi sentimenti che ti ricordano troppe volte che sei una donna…-
La guarda.
E, poi, - In fondo, è come se fossi morto, quando ti ho visto piangere per un altro. Ma i bisbigli di un amore nelle orecchie di un uomo guasto, non lo rendono reale! Cerca di capirlo… Quello che provavo, l’ho soffocato tanto tempo fa…-
Una pausa. – Se ora mi lasciassi andare, quello che provo sarebbe troppo forte. Forse scopriresti la mia anima – notò, pensieroso. – Forse ti stupiresti… già… e magari capiresti che quando dico che ti amo non è perché ti voglio o perché non posso averti, non ha a che fare con me… sono l’unico che riesce a percepire con estrema chiarezza chi sei… un essere umano che ha solo bisogno di essere amato… tu non te ne rendi conto, ma io sì, ed ogni giorno che passa diventi più bella, senza che possa averti.-
Oscar aprì la bocca tremando:
- Perché avresti dovuto… cioè… perché il vino?…”
Ma lei sapeva, e ormai comprendeva anche quelle folli ragioni….
-Perché un uomo fa ciò che non deve? Ovviamente per lei, per essere suo, per essere quel tipo di uomo che non sarebbe mai… per essere quel tipo di uomo….-
Il peso delle parole era troppo difficile per una persona che, come André, aveva taciuto tutto per un tempo interminabile.
Oscar aveva finalmente capito e calda, sulla guancia, sentì scendere una lacrima, la prima, vera, versata per amore…
Si avvicino all’uomo e disse dolcemente: -Ho capito…-
-Oscar…-
Prologo
L’uomo è ancora seduto nella notte morente, notte impressa per sempre nella sua mente.
Alle sue spalle sente dei sussurri, bisbigli tenui.
Lui, così abituato al dolore, si trova spiazzato davanti a tanta felicità... l’illegittima paura di perdere tutto ciò che si ha di più caro…
E abbandonando il peso del capo sulle mani, si domanda se la sua vita non sia stato un protrarsi di sofferenze per arrivare a quella notte sublime, apice dell’amore di due creature meravigliose.
Aveva provato ad amarla con tutto l’amore di cui era stato capace.
E così, dopo averla fatta finalmente sua, non può fare altro che dubitare della felicità, perché a volte vola via troppo presto, e temere che la vita non sia un libro, una storia, un sogno, perché entrambi si potrebbero svegliare da un momento all’altro, soli.
Fine
P.S.
Grazie mille Laura per avermi aiutato e dato buoni consigli…. E pensandoci grazie anche per avermi sopportato…
[1] Dal testo di R. Ikeda, Lady Oscar, Panini comics.
[2] Dal testo di R. Ikeda, Lady Oscar, Panini comics.
[3] Dal testo di R. Ikeda, Lady Oscar, Panini comics.
[4] Dal testo di R. Ikeda, Lady Oscar, Panini comics.
[5] Dal testo di R. Ikeda, Lady Oscar, Panini comics.
pubblicazione sul sito Little Corner del gennaio 2006
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