Camille: Axel

 

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Oscar. Come aveva potuto dirle una cosa simile?

Si sentiva barcollare, sul suo cavallo, ripensandoci, e un’onda di vergogna e dolore lo colse. Dovette sforzarsi di rimanere dritto per non scivolare a terra. Aveva sbagliato tutto. Oscar. Il suo unico vero amico, no, la sua unica vera amica in questa terra straniera che lo aveva accolto e gli era diventata quasi famigliare, così come gli erano diventati famigliari tutti i luoghi che aveva attraversato senza mai risiedervi abbastanza a lungo per arrivare a destinazione.

Si sentiva stordito. “Se avessi saputo che donna eravate quando vi ho conosciuta, forse…” Come aveva potuto? Lei lo aveva interrotto, tra singhiozzi, o le avrebbe detto chissà cos’altro. Tutte quelle cose che le aveva sempre taciuto, facendo ben attenzione a non far trapelare neanche il più minuscolo dei sentimenti contrastanti che per lei provava, a non guardarla troppo a lungo, con uno sguardo che lo avrebbe tradito, a buttare sempre uno scherzo in una conversazione che si era fatta troppo seria.

Ci sapeva fare con le parole, lui, Axel von Fersen, quando non si sentiva coinvolto, e in più di una lingua, ma non quando contava veramente, quando ci stava di mezzo il suo cuore; allora diventava stranamente impacciato, tirava fuori il peggio di sé. Eppure, lo lodavano per la sua capacità superiore di conversare. Già. Nelle circostanze adatte. La vita di corte, alla quale era stato educato fin da bambino, questo ruolo che sapeva recitare alla perfezione, per quanto estraneo fosse in verità alla sua indole. Lui, cupo, sempre un po’ in disparte, per natura mai del tutto partecipe della vita vera; e non erano solo le circostanze che l’avevano reso così, anche se avevano rafforzato certi tratti del suo carattere. Aveva un’anima solitaria da sempre.

In questo si somigliavano. E forse era per questo che si erano conosciuti così profondamente, che le aveva confidato cose, mostrato aspetti di sé che non aveva permesso a nessun altro di vedere, persino alla sua adorata sorella Sophie, persino alla regina, a cui voleva dare solo gioia. Maria Antonietta era leggera e solare, o perlomeno lo era stata, il raggio di luce di cui aveva così bisogno. Una bellezza limpida, semplice, che non inquietava. Oscar invece era seria, profonda come un abisso, integerrima come nessuno, era tutto quello che più stimava in una persona. Le sue risate cristalline un regalo tanto più prezioso quanto raro.

 

Come aveva potuto ferirla così, con quelle parole inappropriate che dovevano esserle sembrate gratuite e crudeli? Jävla idiot. Un dolore quasi insopportabile, quando se n’era reso conto. Era stato stupido e sprovveduto, quando invece aveva tentato di confortarla. Quando quelle parole invece volevano significare “ti ho vista, Oscar, sempre, non è affatto vero che non sei una donna da amare”.

Sì, era una donna splendida, splendida proprio perché diversa da tutte le altre e bella di una bellezza che ti trascinava in profondità, laddove si celava la sua anima intensa. Forse qualcuno bisognoso di conforto come lui non dovrebbe cercare di confortare qualcun altro.

 

Sentì il bisogno improvviso di ritornare da lei, ritrovarla ancora lì, appoggiata alla porta della scuderia dove l’aveva lasciata in lacrime, e spiegarle. Si dovette trattenere, sforzare di agire contro il suo impulso, i suoi sentimenti – a questo, in fondo, era abituato, per quanto gli logorasse il cuore ogni volta – sapendo che così facendo avrebbe solo peggiorato le cose per lei, se peggiorare si potevano. E forse anche per se stesso. Se peggiorare si potevano.

 

L’aveva riconosciuta subito, non era cieco. Quei lineamenti unici, la luce che emanava, soprattutto. Vederla avvicinarsi a lui in questo contesto del tutto nuovo, inaspettato, così strana, diversa dalla solita Oscar, eppure Oscar in tutto, lo aveva colto di sorpresa e confuso per qualche attimo. Perché, Oscar, perché questo, perché qui, perché oggi? Era occorso averla tra le braccia per capirlo davvero, infine. Le aveva chiesto di ballare con lui proprio perché non aveva dubbi su chi fosse, e voleva conoscere il motivo di questa scelta mai immaginata. Anche se un turbamento quieto, dentro di lui, un intuito, già urgeva dargli la risposta, forse fin troppo chiara.

Ma aveva cercato di essere discreto come sempre, affidando a lei la decisione se rivelarsi o meno, o almeno ci aveva provato. A pensarci adesso, naturalmente era stato assurdo anche questo. Lei, che era chiusa addirittura più di lui, se possibile. Quanto doveva esserle costato venire lì, vestita da donna, esponendosi agli sguardi di tutti coloro che la vedevano alla reggia quotidianamente, la reputavano fredda, intoccabile? Quanto le era costato esporre la sua infinita vulnerabilità e porla nelle sue mani immeritevoli, una vulnerabilità che lui conosceva bene, seppure né lui, né lei lo avessero mai ammesso apertamente? La maggior parte di ciò che ci si diceva con Oscar, soprattutto le cose importanti, accadeva al di là delle parole.

 

E poi, con lei tra le sue braccia, questo stupore immenso, Oscar con un coraggio più grande di quello che le ci era voluto per ogni combattimento finora affrontato, fragile come mai, lui aveva ancora scelto le parole sbagliate. Aveva voluto rassicurarla, parlandole dell’Oscar più famigliare a entrambi e di quanto significasse per lui. Credeva che parlarle della loro amicizia, ma anche del fatto che si rendeva conto benissimo di quanto fosse bella l’avrebbe fatta sentire più a suo agio.

Invece no.

“Questa donna di cui vi parlo è il mio migliore amico”.  Le aveva fatto solo male, e in seguito si era odiato. Non l’aveva seguita come avrebbe voluto, troppo forte l’impatto della realizzazione che era lui, che tutto questo lo aveva fatto per lui; e, nel contempo, l’ovvio, il doverlo ammettere infine che sì, l’aveva compreso da molto prima, glielo aveva letto negli occhi, nei gesti, in tutte le parole che aveva lasciato diventare sospiro. Bruciava come il fuoco, la realizzazione che era innamorata di lui e lui non poteva darle nulla, quando sarebbe stato giusto darle tutto.

 

Si sentiva stanchissimo adesso, era stremato. Fermò il cavallo, scese, gli diede una pacca gentile sul fianco. Era notte fonda ormai, ma la luna piena illuminava il canale che così spesso li aveva visti battersi in allenamento, correre a cavallo fianco a fianco.

Un riso amaro, doloroso. Oscar. La verità.

La verità era che avrebbe potuto innamorarsi di lei, anche adesso, se solo se lo fosse concesso. Innamorarsi di lei sarebbe stato fin troppo facile, magnifica com’era, profonda, orgogliosa, leale, affascinante, di una bellezza interiore che superava addirittura quella esteriore.

Si era infatuato di altre donne, in passato, e ciò nulla aveva tolto al suo amore per Maria Antonietta, il suo grande sogno irrealizzabile. Aveva avuto delle storie, nemmeno poche.

Maria Antonietta, straniera come lui, entrambi provenienti da corti molto più sobrie della sfarzosa Versailles. Li legava anche questo, oltre all’attrazione irresistibile, un passato simile di cui entrambi sentivano la mancanza e che sapevano irrimediabilmente perso.

Ma Oscar … Oscar era una donna che meritava tutto, non un pezzo di cuore, non un frantume di un uomo in frantumi. Eppure, il suo cuore avrebbe saputo e forse desiderato aprirsi a lei più volentieri di quanto volesse ammettere. Lo sentiva quando le stava vicino, nella forza magnetica che forse emanava lei, forse vibrava nell’aria tra di loro. Nel sentirsela così simile. Proprio come lei, che esisteva in questo bilico, a volte vuoto, tra l’essere femmina e maschio, nemmeno lui era mai appartenuto a nessun luogo sicuro, a nessuna certezza; erano entrambi confinati in uno spazio proprio, ai bordi dell’esistenza vera.

 

Chi abbandona il proprio paese, finisce per non avere più un posto da poter chiamare casa, pur diventando cittadino del mondo. Aveva lasciato la Svezia all’età di quattordici anni per raggiungere la Germania, poi l’Italia, la Francia, l’Inghilterra, era stato in Polonia, Russia, addirittura nelle Americhe, ne aveva imparato le lingue e gli usi, se li era appropriati tutti, sapeva come muoversi in ogni cerchio, al prezzo di diventare incomprensibile a tutti. L’affascinante conte svedese, un mistero che nessuno sapeva decifrare. Che osservava il mondo, ma non se ne lasciava coinvolgere mai veramente.

Questo li legava, forse addirittura troppo. Entrambi lo avevano compreso istintivamente fin da quasi subito, anche se all’epoca erano più spensierati, e si erano avvicinati proprio per questo. Sarebbe stata la donna perfetta per lui, tutto sommato, una sua versione al femminile, ci aveva pensato spesso, mai senza ironia, mai senza una fitta al cuore. Questa donna particolare, unica, che forse non avrebbe nemmeno suscitato troppo scalpore, alla corte di Stoccolma o nel palazzo di suo padre, il nobile Maresciallo della dieta Fredrik Axel von Fersen, l’uomo più influente del regno dopo il re. Dopotutto, la Svezia ne aveva conosciute di donne impetuose e particolari, non ultima la grande Regina Cristina, educata come un principe per volere del padre.

 

Proprio perché per persone come loro nessun luogo era stato pensato, Oscar e lui avevano finito, tramite la loro amicizia, per creare un minuscolo mondo a sé stante, fatto di lunghi silenzi, un’intesa quasi fraterna, un affetto mai pronunciato e quella lealtà così assoluta che a corte non si trovava. Ma non era mai stato un equilibrio semplice, il loro.

S’era sempre sforzato di considerarla un uomo, per quanto gli riuscisse difficile dopo quella rivelazione così sorprendente, tanti anni fa, che era stata un’ulteriore prova della sua capacità inimitabile di ignorare l’ovvio. Cercava di vederla e trattarla come un uomo proprio per rispetto di lei, per come era stata educata, per non mettere in dubbio quella che a un certo punto doveva essere stata una scelta consapevole. Per farle capire che la vedeva come una sua pari, non più debole o limitata. Soprattutto, per non metterla in soggezione, lei che dimostrava un evidente disagio se forzata allo scoperto, osservata con troppa attenzione. Era fin troppo vulnerabile, e lui sapeva meglio di chiunque altro che la vulnerabilità ha bisogno di mascherarsi da freddezza. Le voleva bene, ed era convinto che Oscar preferisse così; che preferisse ignorare la tensione che, così evidentemente, si creava tra di loro appena abbassavano la guardia. 

 

Si sedette sull’erba umida, incurante del freddo, e si passò la mano sugli occhi. Erano bagnati delle lacrime del loro addio. Forse aveva continuato a piangere in silenzio fino ad adesso senza accorgersene. Come accettarlo, questo addio?

Oscar era stata intoccabile, sempre. Oscar andava amata tutta, interamente, con dedizione completa. E lui aveva promesso di proteggere la regina per tutta la vita, di dedicarle tutta la sua vita, a prescindere dall’impossibilità di una vita condivisa. Il dolore che avrebbe arrecato ad Oscar se l’avesse amata con tutta l’intensità di cui era capace, eppure sempre solo a metà, non sarebbe stato l’unico.

Perché non era solo quello il motivo per cui l’aveva respinta, privando sé stesso della possibilità di farla felice e di essere felice a sua volta. Amare Oscar avrebbe significato tradire Maria Antonietta, a cui aveva giurato fedeltà. E avrebbe, questo lo percepiva in modo vago ma inconfondibile, significato tradire l’amicizia che lo legava ad André. E forse molto peggio.

 

Se si fosse concesso di cedere a quell’attrazione, quella tenerezza struggente, cosa ne sarebbe conseguito? Era stato tentato di farlo più di una volta, dopo il suo rientro dall’America, in quel periodo dolce e confortante in cui tutto sembrava essersi risolto, finalmente, in cui era riuscito a convincersi di non provare più amore, per la regina. Quelle poche settimane passate come ospite a palazzo Jarjayes erano forse state le più felici della sua vita. Una pace finora sconosciuta aveva riempito le sue giornate, la sua anima. Il suo corpo si stava riprendendo dagli orrori della guerra, dagli strazi della lunga malattia, dallo smarrimento che lo aveva convinto che non sarebbe mai più tornato a essere sé stesso. Ma Oscar, femminile come mai prima, aperta e calda come la ricordava a stento, lo aveva tirato fuori da quell’abisso con la sua presenza calma. Un pomeriggio si erano esercitati con la spada, poi, col fiato corto, si erano seduti sulla fontana del giardino. Lei lo aveva guardato di lato, sorridendo. Quelli occhi blu di mare, blu di cielo, il viso diventato ancora più espressivo con gli anni, di una bellezza che doveva toccare chiunque, immaginava, la luce bassa del primo autunno che la illuminava di schiena, una luce che di colpo gli ricordò quelle lunghe sere estive in Svezia. Aveva pensato che sarebbe stato bello portarla là, a farle vedere i boschi e i laghi infiniti. Improvvisamente aveva sentito qualcosa gonfiarsi nel suo petto, un dolore, una nostalgia mai colmata, di tutti i paesi conosciuti in quei lunghi anni, di casa, di Löfstad, il castello della sua infanzia, il profumo dei campi e dei boschi che lo circondavano, il ridere rauco di suo padre, la voce affettuosa di sua sorella Sophie, la lingua rozza, ormai quasi perduta dei ragazzi di campagna coi quali, ogni tanto, giocava. Oscar, aveva pensato. Oscar, con quel tuo nome molto più svedese che francese. Oscar, avrebbe voluto pronunciarlo ad alta voce, ma con la cadenza della sua lingua madre, non quella appresa dai tutori e poi a corte, l’elegante ma distaccato francese, troppo frivolo per l’intimità vera, e prenderle la mano per accarezzarla, sporgersi verso di lei e sussurrarle, Conosco la tua solitudine come tu conosci la mia. Oscar. La tua medesima luce. Voleva sciogliersi e dimenticare il dolore, gli anni perduti a cercare chissà cosa invano, voleva avvicinarsi a lei e baciarla. E si era fermato nel movimento appena percettibile della mano.

E poi …? Cosa sarebbe successo se fosse diventato suo, l’uomo di Oscar François de Jarjayes, il comandante delle Guardie Reali? Cosa avrebbe provato la regina, nei suoi confronti, nei confronti di Oscar? Come sarebbe riuscita a vivere, ad affrontarli, sapendoli insieme? Di quanto l’avrebbe privata ulteriormente, lei che già era stata privata di una vita passata con lui? E Oscar, come si sarebbe sentita in questo tradimento non per nome, ma di fatto? Sapendo di spezzare il cuore alla sua regina? E André che, era inutile pretendere altrimenti, anche se Oscar ci riusciva benissimo, era l’ombra di lei, colui che su di lei vegliava, e per lei avrebbe fatto di tutto … André, questo uomo leale e generoso che Axel considerava un amico e che sembrava riservargli stima ma non gli aveva mai permesso di varcare una certa soglia, per motivi tutti suoi, che ogni tanto lo guardava di sottecchi, con un’impressione quasi di rimprovero? Forse André, che le era compagno molto più di lui, e da una vita intera, se solo lei glielo avesse permesso … il pensiero gli fece male, ma non ne aveva il diritto.

 

Si era fermato con uno sforzo che gli era sembrato sovrumano, e si era lasciato sfuggire un sorriso amaro. Non voleva vivere un altro amore impossibile.

“Oscar”, aveva detto invece, con perfetta pronuncia francese, per proteggersi e proteggere lei, “non vi si può proprio battere. Siete più uomo di ogni uomo”, e lo sguardo di lei si era rabbuiato, il sorriso le era rimasto sulle labbra, ma aveva abbandonato i suoi occhi.

 

Il dubbio che lo tormentava ora, in questo buio che era la sua nuova vita senza Oscar, era non sapere con certezza cosa fosse giusto. Le doveva una spiegazione? L’avrebbe guarita conoscere il perché? Sapere che non si era recato a casa sua con l’intenzione di affrontarla, di ferirla, rivelandole di averla riconosciuta al ballo? Non aveva neppure avuto l’intenzione di parlargliene, quando era andato lì. Ma rivederla, una ferita così accesa, malcelata sotto l’apparente compostezza, l’aveva fatto agire di impulso. Per come era fatto, per la sua franchezza a volte quasi patologica, per il suo bisogno assoluto di verità, per sua natura crudele, ma mai intenzionalmente, non era riuscito a lasciare questa domanda in sospeso tra di loro. Forse anche l’amore per la sincerità che in entrambi era così acceso l’aveva attirato a lei.

“Oscar, io ho pensato … ho pensato che solamente voi potevate essere questa donna”. Solo voi potevate essere una donna così bella, siete una donna così bella. E ancora, un altro colpo, un’altra verità crudele, “Se volete saperlo, è stato il vostro comportamento a tradirvi.”

 

Ecco che il coltello è affondato dritto nel tuo cuore, ecco che i tuoi occhi si sgranano, increduli, di dolore acuto, inaspettato, ecco che fuggi sconvolta, in preda al panico, al male sconfinato che ti ho fatto, mio migliore amico, che ho voluto fare a me stesso, e anche ad André che ora ci guarda stravolto.

Tu le hai fatto questo. L’hai annientata con le tue parole di amico, di amante mai divenuto, hai distrutto la vostra amicizia lunga più di dieci anni con due frasi. Ti domandi se forse addirittura non hai fatto più male a te stesso che a lei. Questa volta la segui.

Che cos’è l’amore?

Una lenta e triste agonia.

 

Era sempre stato più bravo a parlarle nei suoi monologhi interiori. Gli capitava spesso, le chiedeva dei consigli, condivideva con lei brani di letture che sapeva avrebbe apprezzato, rideva con lei, le poche volte che rideva. Gli piaceva, soprattutto in quei momenti di solitudine condivisa, che lei fosse femmina e maschio insieme. Non c’era nulla che Oscar non comprendesse. Si sorprendeva a parlarle nella sua lingua più intima, quella del cuore, in cui le dava del tu. Oscar, vad tror du, cosa ne pensi? In tutti quelli anni, lui l’aveva sempre chiamata Oscar. Lei, invece, il suo nome, Axel, non l’aveva pronunciato nemmeno una sola volta. Se ne era dispiaciuto. Ora capiva anche questo: che era un suo modo per salvaguardare le apparenze, un muro che le era necessario per non crollare. Quanto più facile era la vita interiore di quella vera.

 

No, non poteva tornare da lei, per quanto lo desiderasse, per quanto volesse revocare quell’addio. Non poteva rivelarle i suoi segreti, le sue ragioni atroci. Doveva chiudersi in un silenzio ancora più acceso, una solitudine ancora più scura. Doveva continuare a proteggere la sua amata regina. Non poteva dirle, Oscar, meriti di essere amata più di chiunque altro, quanto deve essere facile amarti.

Le aveva già fatto troppo male.

Il mio specchio.

Il mio migliore amico.

L’unica donna che, dopo Maria Antonietta, prima di Maria Antonietta, avrei potuto amare in vita mia.

 

Camille, maggio 2025

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