Il giorno più breve, il sogno  più grande

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La Senna si muoveva, tranquilla, quasi languida.

Una luna splendente, piena, rifletteva i suoi raggi sull’acqua che scorreva, per raggiungere il mare...

Parigi era bella quella sera. Bella anche in quel momento, mentre era frustata, ferita dalla Rivoluzione che si apprestava a piegarla.

Ad Oscar non importava nulla di tutto questo.

Per la prima volta nella sua vita si sentiva lontana, indifferente a tutto ciò che la circondava.

Non sentiva nemmeno i suoni in lontananza di voci, colpi di fucile, gli ultimi soffi di disordini prima della notte.

Oscar sentiva solo il suo dolore.

André era morto…

 

Avevano composto il corpo di André in una piccola chiesa, insieme a quelli di altre vittime di quella giornata di scontri.

Rosalie si era occupata di lui. Gli aveva tolto la divisa, raggrumata di sangue, sostituendola con una candida camicia bianca.

Aveva cancellato le macchie di sangue dal suo viso.

Oscar non si era allontanata un attimo. Si era seduta accanto alla semplice bara di André.

Avrebbe voluto compiere lei quegli ultimi gesti sul suo André.

Ma non ce la faceva. Non ci riusciva.

Era rimasta lì, immobile in silenzio senza dire una parola.

Non gli rimaneva più nulla, niente.

Solo le lacrime, inarrestabili, che scivolavano sul suo viso.

Dopo aver terminato di occuparsi come meglio poteva di André, Rosalie l’aveva lasciata sola.

Solo in quel momento Oscar si era lasciata andare completamente alla sua sofferenza.

Aveva cominciato ad accarezzare lievemente il viso di André.

“André… ti prego, André… Apri gli occhi…” aveva mormorato.

Una preghiera così assurda.

Lui non l’avrebbe mai più ascoltata.

Non avrebbe mai più aperto gli occhi, per guardarla come solo lui sapeva fare.

Non le avrebbe mai più parlato.

Non l’avrebbe mai più baciata.

Non avrebbe più potuto sposarla.

Mai più.

“No! André! No!!” aveva gridato disperata.

Poi, aveva affondato il viso sul petto di André, scossa dai singhiozzi, illudendosi di sentire le braccia di lui, muoversi per stringerla forte a sé. Per non lasciarla mai più…

Era rimasta nella chiesa per diverse ore. Non riusciva ad andarsene. Non voleva andarsene…

Era stata Rosalie a convincerla ad uscire.

Il gruppo condotto da suo marito Bernard era riunito in un piccolo piazzale, poco oltre la chiesa.

Ognuno di loro aveva portato quel poco di cui disponeva per preparare una cena improvvisata, rapida.

Dovevano stare tutti insieme. Organizzarsi per la giornata che sarebbe giunta.

“Oscar… dovete mangiare qualcosa…” le aveva detto Rosalie, conducendola verso il gruppo di persone accampato alla bene e meglio nello spiazzale.

Ma Oscar non aveva raggiunto gli altri.

Voleva stare sola. Sola.

Si era scusata con Rosalie e se ne era andata.

Aveva camminato per un po’ di tempo, fino a raggiungere la Senna.

E lì era ancora adesso. Dopo quasi un’ora.

Le lacrime erano cessate. Il dolore che sentiva era tale da non darle più nemmeno la forza di trovare consolazione.

Negandole anche la forza di piangere.

Era appoggiata al parapetto.

“André… perché? Perché?”

Alzò lo sguardo al cielo.

“Che cosa devo fare? Perché me lo hai portato via?!”

A chi rivolgeva quella domanda? Forse a Dio?

Per la prima volta dopo tanti anni, ritornava a rivolgersi a lui.

“Perché me lo hai portato via? Vuoi punirmi?”

Punirla…

Forse per non essersi resa conto dell’amore di André per tanto tempo?

Per averlo fatto soffrire?

“Ed ora hai voluto farmi capire… tutti i miei errori? Perché non hai preso me? Perché?!”

André…

No. Non André..

“Amore… amore mio. Mio unico, immenso amore. Che io non ho saputo meritare nemmeno davanti agli occhi di Dio…” mormorò.

La sua felicità era durata un giorno. Troppo breve. Troppo ingiusto.

Ripensare alla notte precedente, quando lei ed André si erano scambiati tanti gesti d’amore…

Dopo quei momenti stupendi, André l’aveva abbracciata, tenendola stretta.

“Oscar… ti amo. Non dimenticarlo mai…”

Quelle parole. Felicità ed angoscia.

André le aveva pronunciate con un tono così pieno di gioia, di amore… eppure anche velato di un lieve dolore…

Come se sapesse che…

“André… volevo diventare tua moglie. Lo volevo più di ogni altra cosa al mondo. Avrei rinunciato a tutto pur di diventarlo. Era il mio sogno più grande…”

Ed ora invece… nulla aveva più senso.

“André, dove sei adesso? Io vorrei tanto morire… per raggiungerti” mormorò guardando le stelle.

 

Alain, Bernard, Rosalie, e tutti i suoi ex-soldati avevano fatto tutto il possibile per rincuorarla, per darle consolazione.

Le avevano ricordato che avevano bisogno di lei, ora come non mai.

Le tornarono in mente soprattutto le parole di Alain: “Oscar abbiamo bisogno di voi! Della vostra forza! Rimanete con noi, combattete per la libertà! Anche André lo avrebbe fatto. Lo avrebbe fatto anche per voi…”

“La mia forza? No… non ne ho più…”

La sua fonte di vita, di forza si era spenta.

“Solo ora mi accorgo che, tra noi due, eri tu il più forte, André. Era la forza del tuo amore che mi dava il coraggio, il respiro… tutto…”

Eppure aveva ragione Alain.

Comprendeva le loro parole. Il fatto che contassero su di lei.

Ma Oscar non se la sentiva più.

Come un fiore a cui abbiano sottratto la luce... così Oscar si era rinchiusa su se stessa, con la sola compagnia del dolore. Della consapevolezza di essere rimasta sola. Veramente sola.

“André… dimmi… cosa devo fare? Cosa devo fare, amore mio?” mormorò.

Rimase in silenzio, come se fosse possibile sentire la voce di André… una sua risposta.

“Oscar…”

Si voltò di colpo nella direzione da cui aveva sentito provenire quella voce.

Il suo sguardo si accese, un sorriso…

“André…”

Alain si avvicinò a lei. Teneva in mano una scodella da cui usciva un fumo leggero.

“Oscar… vi ho portato un po’ di minestra calda. Vi prego… mangiate qualcosa…” le disse.

Oscar si rese conto solo in quel momento dell’assurdità delle sue parole, della crudele vacuità di quella speranza… quando aveva pronunciato il nome di André. Speranza di cosa? Di vederlo? Di poterlo abbracciare?

“No… non potrò mai più riavere il mio André! Mai più!!”

Quel pensiero la trafisse.

“Alain… oh… Alain…” mormorò, mentre le lacrime si riaffacciano sul suo viso.

Non aggiunse altro e si buttò tra le braccia di Alain.

La scodella cadde al suolo, con un rumore sordo.

Un rumore che Alain non percepì.

Ora sentiva solo i singhiozzi di Oscar. Le parole quasi incomprensibili, mormorate dalla donna appoggiata al suo petto.

Portò le braccia a circondarle le spalle. La teneva stretta, mentre lei non accennava a smettere di piangere.

“Piangete, Oscar… piangete… sfogatevi…”

Oscar alzò il viso su di lui.

“Solo l’altra notte… ero con lui, Alain! Ed ora…”

Non riuscì ad aggiungere nulla, e affondò il viso contro il corpo di Alain.

Passarono alcuni minuti.

Si staccò da Alain.

“Oscar… io capisco. Capisco tutto il dolore che state provando. So cosa vuol dire perdere una persona che amiamo… ma voi dovete reagire…”

Oscar lo fissava. Il suo sguardo era strano. Vacuo.

Come se lo stesse osservando da un punto lontano.

Un punto lontanissimo che Oscar stava per raggiungere, allontanandosi da tutto.

“Oscar, so cosa state pensando. Ma, vi prego, non ci abbandonate. Abbiamo bisogno del vostro coraggio… lo sapete. Ve l’ho già detto quando…”

Non riuscì a terminare la frase.

Oscar sorrise.

Un sorriso così triste, così penoso che Alain dovette abbassare lo sguardo per un attimo.

Non riusciva a guardarla.

Non aveva mai visto Oscar piangere.

Ed ora… il suo pianto sembrava eterno. Senza fine.

Forse davvero Oscar non aveva mai conosciuto le lacrime, durante la sua vita.

Forse pochissime volte.

Ed ora il destino, crudele e beffardo sembrava restituirle tutto il pianto di una vita.

“Sta' tranquillo, Alain… non vi lascerò. Combatterò fino alla fine. Con tutte le mie forze… quelle poche che mi restano…” mormorò Oscar, richiamandolo dai suoi pensieri.

“Grazie… grazie, Oscar. Anche André sarebbe contento della vostra decisione. Lui credeva nella possibilità di un mondo libero… migliore. Dovete combattere anche per lui…”

Vide lo sguardo di Oscar tremare nuovamente, farsi lucido, nonostante lo sforzo della donna per non ricominciare a piangere.

“Alain… scusami… ma io vorrei rimanere da sola, almeno per un po’…”

L’uomo annuì dolcemente.

“Sì… certo, Oscar. Però… prendete questa almeno…”

Si levò la giacca e la pose sulle spalle di Oscar.

Si era accorto che Oscar tremava. Nonostante fosse una calda notte di luglio, Oscar era scossa da brividi.

La febbre, la tisi…

Quanto dolore ancora per Oscar?

“Lei e André… non meritavano questa sofferenza”, considerò mestamente “proprio ora… Adesso che avrebbero avuto la vita davanti…”

“Ti ringrazio, Alain… tra poco vi raggiungerò…”

Alain la lasciò da sola.

 

Oscar ripensava alla frase che aveva pronunciato Alain.

“Abbiamo bisogno del vostro coraggio…”

“Quale coraggio, Alain? Io non ne ho più bisogno. Non ho più paura di nulla… nemmeno di morire. Io sono già morta…” mormorò.

“Ormai è tutto finito. Tutto.”

Il giorno più breve, il sogno più grande.

 

La notte fu lacerata da un lamento pieno di angoscia e disperazione.

Un grido che sembrava provenire dal dolore più profondo.

La voce di una donna…

“André! André!!” furono le uniche parole che accompagnarono quel canto di dolore.

 

***  Da una lettera di Alain De Soisson del febbraio 1798

(…) Mi domandi di Oscar. Della sua morte…

Non dimenticherò mai quel giorno. Nessuno lo dimenticherà.

14 luglio 1789.

La Francia è libera.

Sono francese. Questa data dovrebbe rappresentare l’inizio della libertà.

A me ricorderà solo e sempre Oscar.

Aveva deciso di combattere. Nonostante il dolore di aver perso l’uomo che amava.

La presa della Bastiglia?

Mi ricorderà solo e sempre Oscar.

Avevamo puntato i cannoni verso la parte alta delle torri, come Oscar ci aveva detto di fare.

Avevamo iniziato ad attaccare.

Oscar era in piedi, in mezzo alla fila di pochi cannoni di cui disponevamo.

Ricordo benissimo.

“Fuoco!”, gridava.

La sua voce così risoluta, così forte e piena di dolore allo stesso tempo…

Dai bastioni cominciarono a rispondere ai colpi.

Richiamai l’attenzione di Oscar. Le gridai di ripararsi dietro alle barricate preparate da Bernard ed i suoi. Avrebbe potuto impartirci gli ordini anche da quella posizione, senza rischiare di essere colpita.

Ricordo…

Lei si voltò verso di me. Rimasi sorpreso.

Sorrideva appena. Il dolore che era si portava dentro vinceva anche quell’espressione con cui, forse, voleva tranquillizzarmi.

“No, Alain… Il mio posto è qui…”

Non aggiunse altro, e gridò ai miei ex-compagni di dare nuovamente fuoco alle polveri.

Quel sorriso triste, quello sguardo lontano…

La osservai.

Solo in quel momento mi resi conto della sua decisione.

Sì, certo. Lei voleva stare lì, vicino ai suoi amici. Perché quello era il suo posto.

Oscar era così. Affrontava sempre il nemico a viso aperto.

Ma stavolta era diverso… ne ebbi la consapevolezza troppo tardi.

Che Iddio mi perdoni…

Lei era in piedi, in mezzo ai cannoni. I suoi lunghi capelli biondi mossi dal vento, la sua divisa blu, la spada sguainata verso l’alto.

Era così visibile...

Era questo che voleva.

Voleva essere un bersaglio facile.

Oscar voleva morire!

Realizzai la sua intenzione disperata e mi buttai verso di lei.

Proprio in quel momento, la vidi cadere a terra…

Era stata colpita al petto…

Che angoscia rivivere quei momenti…

Tu mi conosci, Gerard.. .ho pianto poche volte nella mia vita.

Una di queste… è adesso, mentre ti scrivo queste poche righe. Mentre torno a quella giornata che vorrei cancellare dai miei ricordi…

Oscar morì quasi immediatamente.

Io, Bernard Chatelet e Rosalie Lamorlière le fummo vicini fino all’ultimo.

Le sue ultime parole furono per André. Per il suo amato André:

“André… finalmente ti raggiungerò… amore mio…”

Mormorò questa frase, accompagnandola ad un ultimo sorriso.

Un sorriso felice…

Chissà… forse Oscar vedeva già André. Ovunque lui fosse.

La stava aspettando… la chiamava a lui…

Morì così.

La notte tra il 14 ed il 15 luglio presi una decisione.

André mi aveva parlato infinite volte di Arras.

Ed anche Oscar… mentre André era in punto di morte aveva nominato quel luogo.

Arras.

Rappresentava molto per loro.

André ed Oscar non dovevano finire in una delle tanti fosse comuni, che ora sono tristemente note nei ricordi di chi vide la Rivoluzione.

Loro dovevano riposare vicini, l’uno accanto all’altra.

Come era stato durante la loro vita.

Partimmo di notte.

Io ed alcuni miei ex-compagni.

Riuscimmo ad avere un carro da un amico di Bernard.

Fu un viaggio difficile, cercando di sfuggire ai soldati, alle guardie che ormai monopolizzavano Parigi.

Ma riuscimmo ad arrivare a Palazzo Jarjayes.

E’ così difficile ricordare quei momenti…

Trovammo solo la madre di Oscar. Suo padre, il generale Jarjayes, era a Parigi con il suo reggimento…

E trovammo anche la nonna di André.

No! Non posso rivivere quello che vidi Gerard…

Le due donne si buttarono sulle due semplici bare, in cui avevamo deposto i corpi di Oscar e di André.

Innominabile la disperazione, il dolore che vidi.

Io ed i miei amici non riuscimmo a dire una parola, davanti a quella scena atroce.

Decidemmo di lasciarle sole.

Stavamo per andarcene quando la madre di Oscar mi chiamò.

Voleva sapere di Oscar. Di André.

Cosa dire? Come raccontare del loro amore, nato e vissuto un solo giorno?

Come parlare della felicità, quando si ha davanti la morte e la disperazione?

La madre di Oscar forse si rese conto del mio turbamento.

Così si limitò a chiedere se Oscar avesse manifestato qualche desiderio… in punto di morte.

No. Non aveva detto nulla…

Mentii. Lo so. Ma ora capisci perché lo feci…

Le due donne trovarono la forza di ringraziarci per il nostro gesto. Per aver riportato loro i corpi di Oscar ed André…

Ci congedammo.

Stavo per andarmene, quando sentii la nonna di André che citava Arras.

“Arras. Loro vorranno riposare ad Arras… Ne sono sicura…” aveva mormorato tra le lacrime.

Furono le uniche parole che sentii, dopodiché ci allontanammo velocemente.

Mi voltai di nuovo. Per un attimo.

Le due donne piangevano abbracciate.

Non riuscii a guardare oltre…

Sono passati diversi anni da allora.

Tempo fa venne a trovarmi Bernard, accompagnato da sua moglie Rosalie.

Mi disse di voler scrivere un libro sulla Rivoluzione.

Avrebbe parlato anche della storia di Oscar ed André.

Inoltre accennò che lui e Rosalie si sarebbero recati ad Arras a visitare la loro tomba.

Mi domandò di accompagnarli.

Ho risposto di no, Gerard.

No.

Ho già visto troppe croci, troppe morti.

Ho già perso mia sorella, mia madre.

Ho già visto cadere troppi innocenti durante la Rivoluzione.

Non voglio vedere la tomba di Oscar ed André.

Due persone a cui ho voluto bene. Due amici.

Vorrei dimenticare di aver assistito alla loro morte.

Lo voglio dimenticare… Dio solo, sa quanto!

Io li voglio ricordare come quella mattina... quando Oscar ci comunicò di voler lasciare il comando del nostro reggimento per combattere al fianco di André…

Voglio ricordare i loro volti.

Felici, pieni di luce. Pronti ad afferrare la vita.

E innamorati…

(…)

Fine.

 

 

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