Il giorno più breve, il sogno più grande
Warning!!! The author is aware and has agreed to this fanfic being posted on this site. So, before downloading this file, remember public use or posting it on other's sites is not allowed, least of all without permission! Just think of the hard work authors and webmasters do, and, please, for common courtesy and respect towards them, remember not to steal from them.
L'autore è consapevole ed ha acconsentito a che la propria fanfic fosse pubblicata su questo sito. Dunque, prima di scaricare questi file, ricordate che non è consentito né il loro uso pubblico, né pubblicarli su di un altro sito, tanto più senza permesso! Pensate al lavoro che gli autori ed i webmaster fanno e, quindi, per cortesia e rispetto verso di loro, non rubate.
La
Senna si muoveva, tranquilla, quasi languida.
Una
luna splendente, piena, rifletteva i suoi raggi sull’acqua che scorreva, per
raggiungere il mare...
Parigi
era bella quella sera. Bella anche in quel momento, mentre era frustata, ferita
dalla Rivoluzione che si apprestava a piegarla.
Ad
Oscar non importava nulla di tutto questo.
Per
la prima volta nella sua vita si sentiva lontana, indifferente a tutto ciò che
la circondava.
Non
sentiva nemmeno i suoni in lontananza di voci, colpi di fucile, gli ultimi soffi
di disordini prima della notte.
Oscar
sentiva solo il suo dolore.
André
era morto…
Avevano
composto il corpo di André in una piccola chiesa, insieme a quelli di altre
vittime di quella giornata di scontri.
Rosalie
si era occupata di lui. Gli aveva tolto la divisa, raggrumata di sangue,
sostituendola con una candida camicia bianca.
Aveva
cancellato le macchie di sangue dal suo viso.
Oscar
non si era allontanata un attimo. Si era seduta accanto alla semplice bara di
André.
Avrebbe
voluto compiere lei quegli ultimi gesti sul suo André.
Ma
non ce la faceva. Non ci riusciva.
Era
rimasta lì, immobile in silenzio senza dire una parola.
Non
gli rimaneva più nulla, niente.
Solo
le lacrime, inarrestabili, che scivolavano sul suo viso.
Dopo
aver terminato di occuparsi come meglio poteva di André, Rosalie l’aveva
lasciata sola.
Solo
in quel momento Oscar si era lasciata andare completamente alla sua sofferenza.
Aveva
cominciato ad accarezzare lievemente il viso di André.
“André…
ti prego, André… Apri gli occhi…” aveva mormorato.
Una
preghiera così assurda.
Lui
non l’avrebbe mai più ascoltata.
Non
avrebbe mai più aperto gli occhi, per guardarla come solo lui sapeva fare.
Non
le avrebbe mai più parlato.
Non
l’avrebbe mai più baciata.
Non
avrebbe più potuto sposarla.
Mai
più.
“No!
André! No!!” aveva gridato disperata.
Poi,
aveva affondato il viso sul petto di André, scossa dai singhiozzi, illudendosi
di sentire le braccia di lui, muoversi per stringerla forte a sé. Per non
lasciarla mai più…
Era
rimasta nella chiesa per diverse ore. Non riusciva ad andarsene. Non voleva
andarsene…
Era
stata Rosalie a convincerla ad uscire.
Il
gruppo condotto da suo marito Bernard era riunito in un piccolo piazzale, poco
oltre la chiesa.
Ognuno
di loro aveva portato quel poco di cui disponeva per preparare una cena
improvvisata, rapida.
Dovevano
stare tutti insieme. Organizzarsi per la giornata che sarebbe giunta.
“Oscar…
dovete mangiare qualcosa…” le aveva detto Rosalie, conducendola verso il
gruppo di persone accampato alla bene e meglio nello spiazzale.
Ma
Oscar non aveva raggiunto gli altri.
Voleva
stare sola. Sola.
Si
era scusata con Rosalie e se ne era andata.
Aveva
camminato per un po’ di tempo, fino a raggiungere la Senna.
E
lì era ancora adesso. Dopo quasi un’ora.
Le
lacrime erano cessate. Il dolore che sentiva era tale da non darle più nemmeno
la forza di trovare consolazione.
Negandole
anche la forza di piangere.
Era
appoggiata al parapetto.
“André…
perché? Perché?”
Alzò
lo sguardo al cielo.
“Che
cosa devo fare? Perché me lo hai portato via?!”
A
chi rivolgeva quella domanda? Forse a Dio?
Per
la prima volta dopo tanti anni, ritornava a rivolgersi a lui.
“Perché
me lo hai portato via? Vuoi punirmi?”
Punirla…
Forse
per non essersi resa conto dell’amore di André per tanto tempo?
Per
averlo fatto soffrire?
“Ed
ora hai voluto farmi capire… tutti i miei errori? Perché non hai preso me?
Perché?!”
André…
No.
Non André..
“Amore…
amore mio. Mio unico, immenso amore. Che io non ho saputo meritare nemmeno
davanti agli occhi di Dio…” mormorò.
La
sua felicità era durata un giorno. Troppo breve. Troppo ingiusto.
Ripensare
alla notte precedente, quando lei ed André si erano scambiati tanti gesti
d’amore…
Dopo
quei momenti stupendi, André l’aveva abbracciata, tenendola stretta.
“Oscar…
ti amo. Non dimenticarlo mai…”
Quelle
parole. Felicità ed angoscia.
André
le aveva pronunciate con un tono così pieno di gioia, di amore… eppure anche
velato di un lieve dolore…
Come
se sapesse che…
“André…
volevo diventare tua moglie. Lo volevo più di ogni altra cosa al mondo. Avrei
rinunciato a tutto pur di diventarlo. Era il mio sogno più grande…”
Ed
ora invece… nulla aveva più senso.
“André,
dove sei adesso? Io vorrei tanto morire… per raggiungerti” mormorò
guardando le stelle.
Alain,
Bernard, Rosalie, e tutti i suoi ex-soldati avevano fatto tutto il possibile per
rincuorarla, per darle consolazione.
Le
avevano ricordato che avevano bisogno di lei, ora come non mai.
Le
tornarono in mente soprattutto le parole di Alain: “Oscar
abbiamo bisogno di voi! Della vostra forza! Rimanete con noi, combattete per la
libertà! Anche André lo avrebbe fatto. Lo avrebbe fatto anche per voi…”
“La
mia forza? No… non ne ho più…”
La
sua fonte di vita, di forza si era spenta.
“Solo
ora mi accorgo che, tra noi due, eri tu il più forte, André. Era la forza del
tuo amore che mi dava il coraggio, il respiro… tutto…”
Eppure
aveva ragione Alain.
Comprendeva
le loro parole. Il fatto che contassero su di lei.
Ma
Oscar non se la sentiva più.
Come
un fiore a cui abbiano sottratto la luce... così Oscar si era rinchiusa su se
stessa, con la sola compagnia del dolore. Della consapevolezza di essere rimasta
sola. Veramente sola.
“André…
dimmi… cosa devo fare? Cosa devo fare, amore mio?” mormorò.
Rimase
in silenzio, come se fosse possibile sentire la voce di André… una sua
risposta.
“Oscar…”
Si
voltò di colpo nella direzione da cui aveva sentito provenire quella voce.
Il
suo sguardo si accese, un sorriso…
“André…”
Alain
si avvicinò a lei. Teneva in mano una scodella da cui usciva un fumo leggero.
“Oscar…
vi ho portato un po’ di minestra calda. Vi prego… mangiate qualcosa…” le
disse.
Oscar
si rese conto solo in quel momento dell’assurdità delle sue parole, della
crudele vacuità di quella speranza… quando aveva pronunciato il nome di André.
Speranza di cosa? Di vederlo? Di poterlo abbracciare?
“No…
non potrò mai più riavere il mio André! Mai più!!”
Quel
pensiero la trafisse.
“Alain…
oh… Alain…” mormorò, mentre le lacrime si riaffacciano sul suo viso.
Non
aggiunse altro e si buttò tra le braccia di Alain.
La
scodella cadde al suolo, con un rumore sordo.
Un
rumore che Alain non percepì.
Ora
sentiva solo i singhiozzi di Oscar. Le parole quasi incomprensibili, mormorate
dalla donna appoggiata al suo petto.
Portò
le braccia a circondarle le spalle. La teneva stretta, mentre lei non accennava
a smettere di piangere.
“Piangete,
Oscar… piangete… sfogatevi…”
Oscar
alzò il viso su di lui.
“Solo
l’altra notte… ero con lui, Alain! Ed ora…”
Non
riuscì ad aggiungere nulla, e affondò il viso contro il corpo di Alain.
Passarono
alcuni minuti.
Si
staccò da Alain.
“Oscar…
io capisco. Capisco tutto il dolore che state provando. So cosa vuol dire
perdere una persona che amiamo… ma voi dovete reagire…”
Oscar
lo fissava. Il suo sguardo era strano. Vacuo.
Come
se lo stesse osservando da un punto lontano.
Un
punto lontanissimo che Oscar stava per raggiungere, allontanandosi da tutto.
“Oscar,
so cosa state pensando. Ma, vi prego, non ci abbandonate. Abbiamo bisogno del
vostro coraggio… lo sapete. Ve l’ho già detto quando…”
Non
riuscì a terminare la frase.
Oscar
sorrise.
Un
sorriso così triste, così penoso che Alain dovette abbassare lo sguardo per un
attimo.
Non
riusciva a guardarla.
Non
aveva mai visto Oscar piangere.
Ed
ora… il suo pianto sembrava eterno. Senza fine.
Forse
davvero Oscar non aveva mai conosciuto le lacrime, durante la sua vita.
Forse
pochissime volte.
Ed
ora il destino, crudele e beffardo sembrava restituirle tutto il pianto di una
vita.
“Sta'
tranquillo, Alain… non vi lascerò. Combatterò fino alla fine. Con tutte le
mie forze… quelle poche che mi restano…” mormorò Oscar, richiamandolo dai
suoi pensieri.
“Grazie…
grazie, Oscar. Anche André sarebbe contento della vostra decisione. Lui credeva
nella possibilità di un mondo libero… migliore. Dovete combattere anche per
lui…”
Vide
lo sguardo di Oscar tremare nuovamente, farsi lucido, nonostante lo sforzo della
donna per non ricominciare a piangere.
“Alain…
scusami… ma io vorrei rimanere da sola, almeno per un po’…”
L’uomo
annuì dolcemente.
“Sì…
certo, Oscar. Però… prendete questa almeno…”
Si
levò la giacca e la pose sulle spalle di Oscar.
Si
era accorto che Oscar tremava. Nonostante fosse una calda notte di luglio, Oscar
era scossa da brividi.
La
febbre, la tisi…
Quanto
dolore ancora per Oscar?
“Lei
e André… non meritavano questa sofferenza”, considerò mestamente
“proprio ora… Adesso che avrebbero avuto la vita davanti…”
“Ti
ringrazio, Alain… tra poco vi raggiungerò…”
Alain
la lasciò da sola.
Oscar
ripensava alla frase che aveva pronunciato Alain.
“Abbiamo
bisogno del vostro coraggio…”
“Quale
coraggio, Alain? Io non ne ho più bisogno. Non ho più paura di nulla…
nemmeno di morire. Io sono già morta…” mormorò.
“Ormai
è tutto finito. Tutto.”
Il
giorno più breve, il sogno più grande.
La
notte fu lacerata da un lamento pieno di angoscia e disperazione.
Un
grido che sembrava provenire dal dolore più profondo.
La
voce di una donna…
“André!
André!!” furono le uniche parole che accompagnarono quel canto di dolore.
***
Da
una lettera di Alain De Soisson del febbraio 1798
(…)
Mi domandi di Oscar. Della sua morte…
Non
dimenticherò mai quel giorno. Nessuno lo dimenticherà.
14
luglio 1789.
La
Francia è libera.
Sono
francese. Questa data dovrebbe rappresentare l’inizio della libertà.
A
me ricorderà solo e sempre Oscar.
Aveva
deciso di combattere. Nonostante il dolore di aver perso l’uomo che amava.
La
presa della Bastiglia?
Mi
ricorderà solo e sempre Oscar.
Avevamo
puntato i cannoni verso la parte alta delle torri, come Oscar ci aveva detto di
fare.
Avevamo
iniziato ad attaccare.
Oscar
era in piedi, in mezzo alla fila di pochi cannoni di cui disponevamo.
Ricordo
benissimo.
“Fuoco!”,
gridava.
La
sua voce così risoluta, così forte e piena di dolore allo stesso tempo…
Dai
bastioni cominciarono a rispondere ai colpi.
Richiamai
l’attenzione di Oscar. Le gridai di ripararsi dietro alle barricate preparate
da Bernard ed i suoi. Avrebbe potuto impartirci gli ordini anche da quella
posizione, senza rischiare di essere colpita.
Ricordo…
Lei
si voltò verso di me. Rimasi sorpreso.
Sorrideva
appena. Il dolore che era si portava dentro vinceva anche quell’espressione
con cui, forse, voleva tranquillizzarmi.
“No,
Alain… Il mio posto è qui…”
Non
aggiunse altro, e gridò ai miei ex-compagni di dare nuovamente fuoco alle
polveri.
Quel
sorriso triste, quello sguardo lontano…
La
osservai.
Solo
in quel momento mi resi conto della sua decisione.
Sì,
certo. Lei voleva stare lì, vicino ai suoi amici. Perché quello era il suo
posto.
Oscar
era così. Affrontava sempre il nemico a viso aperto.
Ma
stavolta era diverso… ne ebbi la consapevolezza troppo tardi.
Che
Iddio mi perdoni…
Lei
era in piedi, in mezzo ai cannoni. I suoi lunghi capelli biondi mossi dal vento,
la sua divisa blu, la spada sguainata verso l’alto.
Era
così visibile...
Era
questo che voleva.
Voleva
essere un bersaglio facile.
Oscar
voleva morire!
Realizzai
la sua intenzione disperata e mi buttai verso di lei.
Proprio
in quel momento, la vidi cadere a terra…
Era
stata colpita al petto…
Che
angoscia rivivere quei momenti…
Tu
mi conosci, Gerard.. .ho pianto poche volte nella mia vita.
Una
di queste… è adesso, mentre ti scrivo queste poche righe. Mentre torno a
quella giornata che vorrei cancellare dai miei ricordi…
Oscar
morì quasi immediatamente.
Io,
Bernard Chatelet e Rosalie Lamorlière le fummo vicini fino all’ultimo.
Le
sue ultime parole furono per André. Per il suo amato André:
“André…
finalmente ti raggiungerò… amore mio…”
Mormorò
questa frase, accompagnandola ad un ultimo sorriso.
Un
sorriso felice…
Chissà…
forse Oscar vedeva già André. Ovunque lui fosse.
La
stava aspettando… la chiamava a lui…
Morì
così.
La
notte tra il 14 ed il 15 luglio presi una decisione.
André
mi aveva parlato infinite volte di Arras.
Ed
anche Oscar… mentre André era in punto di morte aveva nominato quel luogo.
Arras.
Rappresentava
molto per loro.
André
ed Oscar non dovevano finire in una delle tanti fosse comuni, che ora sono
tristemente note nei ricordi di chi vide la Rivoluzione.
Loro
dovevano riposare vicini, l’uno accanto all’altra.
Come
era stato durante la loro vita.
Partimmo
di notte.
Io
ed alcuni miei ex-compagni.
Riuscimmo
ad avere un carro da un amico di Bernard.
Fu
un viaggio difficile, cercando di sfuggire ai soldati, alle guardie che ormai
monopolizzavano Parigi.
Ma
riuscimmo ad arrivare a Palazzo Jarjayes.
E’
così difficile ricordare quei momenti…
Trovammo
solo la madre di Oscar. Suo padre, il generale Jarjayes, era a Parigi con il suo
reggimento…
E
trovammo anche la nonna di André.
No!
Non posso rivivere quello che vidi Gerard…
Le
due donne si buttarono sulle due semplici bare, in cui avevamo deposto i corpi
di Oscar e di André.
Innominabile
la disperazione, il dolore che vidi.
Io
ed i miei amici non riuscimmo a dire una parola, davanti a quella scena atroce.
Decidemmo
di lasciarle sole.
Stavamo
per andarcene quando la madre di Oscar mi chiamò.
Voleva
sapere di Oscar. Di André.
Cosa
dire? Come raccontare del loro amore, nato e vissuto un solo giorno?
Come
parlare della felicità, quando si ha davanti la morte e la disperazione?
La
madre di Oscar forse si rese conto del mio turbamento.
Così
si limitò a chiedere se Oscar avesse manifestato qualche desiderio… in punto
di morte.
No.
Non aveva detto nulla…
Mentii.
Lo so. Ma ora capisci perché lo feci…
Le
due donne trovarono la forza di ringraziarci per il nostro gesto. Per aver
riportato loro i corpi di Oscar ed André…
Ci
congedammo.
Stavo
per andarmene, quando sentii la nonna di André che citava Arras.
“Arras.
Loro vorranno riposare ad Arras… Ne sono sicura…” aveva mormorato tra le
lacrime.
Furono
le uniche parole che sentii, dopodiché ci allontanammo velocemente.
Mi
voltai di nuovo. Per un attimo.
Le
due donne piangevano abbracciate.
Non
riuscii a guardare oltre…
Sono
passati diversi anni da allora.
Tempo
fa venne a trovarmi Bernard, accompagnato da sua moglie Rosalie.
Mi
disse di voler scrivere un libro sulla Rivoluzione.
Avrebbe
parlato anche della storia di Oscar ed André.
Inoltre
accennò che lui e Rosalie si sarebbero recati ad Arras a visitare la loro
tomba.
Mi
domandò di accompagnarli.
Ho
risposto di no, Gerard.
No.
Ho
già visto troppe croci, troppe morti.
Ho
già perso mia sorella, mia madre.
Ho
già visto cadere troppi innocenti durante la Rivoluzione.
Non
voglio vedere la tomba di Oscar ed André.
Due
persone a cui ho voluto bene. Due amici.
Vorrei
dimenticare di aver assistito alla loro morte.
Lo
voglio dimenticare… Dio solo, sa quanto!
Io
li voglio ricordare come quella mattina... quando Oscar ci comunicò di voler
lasciare il comando del nostro reggimento per combattere al fianco di André…
Voglio
ricordare i loro volti.
Felici,
pieni di luce. Pronti ad afferrare la vita.
E
innamorati…
(…)
Fine.
Mail to windeyes@tin.it