Una notte

(momenti e ricordi)

 

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“Oh mio Dio! Mio Dio!”

André si voltò di colpo.

La voce che aveva sentito era quella di sua nonna.

Impallidì appena si rese conto del motivo di quell’esclamazione della donna. Il generale Jarjayes era entrato nell’ampio ingresso. Il viso preoccupato, teneva Oscar tra le braccia, pallida in viso, priva di conoscenza.

André corse verso di lui.

“Che cosa è successo generale?! Che cos’ha Oscar??!”

Il tono di voce di André era disperato.

Il padre di Oscar non gli rispose, e si accinse a salire lo scalone che portava nelle stanze da letto. André lo seguì.

“Oscar si stava misurando con suo padre… ad un certo punto è svenuta.", spiegò la nonna. "Oh! Mio Dio! La mia piccola Oscar!” esclamò, faticando a stare al passo del nipote che saliva i gradini di corsa, due a due.

Raggiunsero in fretta la camera di Oscar. Suo padre l’aveva adagiata sul letto.

“André, presto! Manda qualcuno a chiamare il dottore!”

“Ci penso io, signor generale!” rispose la nonna, anticipando il nipote. Lasciò la stanza velocemente, continuando ad esprimere a voce alta tutta la sua preoccupazione.

André si avvicinò al letto di Oscar.

“Generale Jarjayes…”

Il padre di Oscar era cereo, il viso teso.

“Non so cosa sia successo André… stavamo combattendo… ho visto Oscar impallidire di colpo, e poi cadere a terra…” Si voltò verso la porta, quasi sperando di vedere già il dottore comparire.

Si affacciò invece la nonna di André: “Ho mandato un valletto ad avvisare il medico, generale. Gli ho detto di fare il più presto possibile!” Si avvicinò al letto di Oscar.

“Com'è pallida! Speriamo che il dottore arrivi presto…” mormorò, le prime lacrime che si affacciavano sul suo viso.

Il medico arrivò. Invitò tutti a lasciare la stanza. “Penserò io a Madamigella Oscar… state tranquilli.”

La visita durò parecchio. Poi, finalmente, il medico comparve nel salone.

“Dottore, come sta Oscar? Cosa le è successo?!” André era stato il primo a parlare, andandogli  incontro, seguito dal generale.

“Ora sta meglio. Ha ripreso conoscenza…”

Le espressioni dei due uomini ora di fronte a lui, si distesero un poco.

“Comunque”, riprese il medico “dovrà stare a riposo per qualche giorno. Il suo svenimento è stato provocato da uno stato di debolezza…” L’uomo tentennò leggermente. “Uno stato di leggero affaticamento… niente di grave.” terminò.

André aggrottò lo sguardo. Aveva avuto la netta impressione che il dottore poco prima fosse stato sul punto di dire qualcosa, ma poi, avesse rinunciato.

“Possiamo vederla?” La domanda, piena di ansia, era venuta dal padre di Oscar e da André quasi contemporaneamente.

L’uomo annuì. "Sì, certo. Ma non subito. Le ho somministrato una medicina, che le consentirà di dormire qualche ora. Dovrete aspettare. Almeno un paio d’ore. Poi potrete farle visita. Quando si sveglierà, dovrà fare un pasto leggero.” Questa ultima frase fu rivolta alla nonna di André.

Il medico non aggiunse altro, e si congedò.

Erano passate un paio d’ore. André era uscito nel parco di Palazzo Jarjayes. Camminava da parecchio. Era preoccupato per Oscar. Quando era accorso al suo capezzale, era rimasto impietrito. Aveva sentito un dolore insopportabile stringergli il cuore. Ma aveva anche sentito una tenerezza straordinaria verso di lei in quel momento. Il viso di Oscar era così pallido. La pelle così bianca, trasparente. Gli occhi chiusi, le sue ciglia che si posavano dolcemente sul suo volto. Aveva dovuto trattenersi a fatica, per non essere vinto dalla tentazione di andarle vicino, di tenerla fra le sue braccia. Mai in come quel momento l’aveva sentita così. Come la sua Oscar. Aveva un’espressione così dolce, così indifesa. Così diversa dalla Oscar che tutti conoscevano. L’istinto di protezione, che da sempre aveva verso di lei, che da tutta la vita lo accompagnava, in quel momento si era portato a livelli di tale intensità, che André aveva dovuto stringere i pugni, per domare il suo desiderio di cullarla fra le sue braccia. Di far allontanare tutti. Per occuparsi lui, lui solo della sua Oscar. Era preoccupato anche per quello che aveva detto il dottore. O meglio, per quello che non aveva detto.

“Oscar… io lo so. Tu hai chiesto qualcosa il dottore. Gli hai chiesto di mentire sulle tue condizioni di salute...” Quel pensiero non gli dava pace. Si incamminò verso Palazzo Jarjayes.

Era appena rientrato. Sua nonna gli venne incontro. “André, Oscar si è svegliata. Le stavo portando qualcosa da mangiare. Ma forse… preferiresti andare tu...”

“Sì, certo, vado subito.” Prese il vassoio dalle mani della donna.

“André… io sono così preoccupata per Oscar. Sono tanto in pena. E’ tutta colpa del suo nuovo incarico. Non doveva abbandonare il comando delle Guardie Reali!!”

André sorrise mestamente. “Nonna…”

E’ tutta colpa sua!!”, esclamò la donna rabbiosamente, accennando allo studio del generale.

André rimase senza parole. Non aveva mai sentito sua nonna rivolgersi con quel tono astioso verso il suo padrone. Mai, in tanti anni. “Nonna… non dire queste cose…” mormorò ma senza convinzione.

“André! Tu la pensi come me… anzi…” Non terminò la frase, come presa dal timore di aver detto troppo e si voltò di scatto. Se ne andò lasciandolo solo.

André raggiunse la camera di Oscar e bussò. La voce di lei lo invitò ad entrare. Oscar era appoggiata a due grossi cuscini. André le si avvicinò. Il viso appariva ancora pallido, stanco.

“Come ti senti, Oscar?”

“Un po’ meglio. Grazie, André.”

L’uomo posò il vassoio su un tavolino di fianco al letto. “Devi mangiare qualcosa, Oscar…”

“Non ho molto appetito in verità…” mormorò lei scuotendo leggermente la testa.

“Posso immaginarlo, Oscar. Ma non è un buon motivo per rimanere digiuni.”

Oscar non rispose.

André si sedette vicino al letto. “Sono stato molto in ansia per te, Oscar…”

“Non ce n’era motivo ,André. E’ stato solo uno svenimento dovuto alla stanchezza…”

André la fissò negli occhi. “Ti stai trascurando troppo, Oscar…”

Lei sorrise. “André, sei il solito! Ti preoccupi troppo!”

“Oscar… io ti conosco, più di me stesso. Qual è la verità?” Parlò con tono che sorprese Oscar. Così deciso e risoluto.

“La verità? Di cosa stai parlando, André?! La verità è quella che vedi! E’ stato solo un leggero svenimento! Mi pare che tu stia dando troppo importanza a qualcosa che non ne ha!”

André sobbalzò. La voce di Oscar era diventata dura, quasi irata. “Sì… certo, Oscar… scusami.” mormorò André abbassando gli occhi.

“Bene… ora, visto che insisti tanto, mangerò qualcosa.”

André si alzò con l’intenzione di porgerle il vassoio, ma Oscar lo fermò con un cenno della mano. “Puoi andare, André. Ci penserò da sola.”

Lui si voltò di colpo, avendo compreso il significato della sua frase. “Oscar, tu non dovresti alzarti dal letto…”

Il tono di lei era tornato sereno, quasi dolce. “Non devi preoccuparti, André. Ti prometto che mi alzerò solo il tempo necessario per cenare.”

“Va bene, Oscar, come vuoi…” si limitò a risponderle. E uscì. Aveva fatto appena pochi passi, quando poté udire distinti, alcuni colpi di tosse, piuttosto violenti. “Oscar, perché? Perché vuoi sempre affrontare tutto da sola? Perché?!” Scese le scale, cercando di vincere la tentazione di tornare nella camera di Oscar.

Oscar non si era mossa dal letto. Era rimasta seduta, immobile. Pensava ad André. Al modo in cui lei lo aveva appena trattato. “André… perdonami… se ho paura di dirti quello che provo per te. Perdona la tua Oscar che per la prima volta non riesce a trovare coraggio.” pensò, ormai consapevole dei sentimenti che aveva sentito nascere in sé, verso André. Il suo André. Ritornò all’episodio verificatosi a St. Antoine. A tutto quello che aveva compreso in quei momenti drammatici. “E’ strana la vita. Strana e ingiusta. Possibile che si capisca di amare qualcuno solo quando si rischia di perderlo?” No. Era diverso. Lei amava André già da tanto tempo prima. Ma quello che era successo a St. Antoine era stata la prova definitiva, determinante. Che le aveva aperto gli occhi. Quella che l’aveva messa anche di fronte al suo cuore. Al suo cuore di donna. Ma la battaglia con se stessa non era ancora finita. Per vincerla definitivamente avrebbe dovuto trovare il coraggio di rivelare i suoi sentimenti ad André. “Non è così facile per me vincere una battaglia del genere…” pensò sorridendo con amarezza. Eppure era quella più importante della sua vita. Quella da vincere ad ogni costo. Lei lo sapeva.

“André, domani tu dovrai rientrare in caserma?”

André era perso nei suoi pensieri, gli ci volle qualche secondo per riconoscere la voce del generale Jarjayes. Si alzò in piedi.

“Sì, signor generale…”

“Bene… Allora penserai tu ad avvisare il colonnello che Oscar rientrerà in servizio tra un paio di giorni…”

“Sì, certo. Contate su di me. Ci penserò io.”

Il generale Jarjayes annuì e lo lasciò nuovamente solo.

Era sera tardi, ormai. Palazzo Jarjayes si placava di tutti i rumori del giorno. I servitori, i valletti si erano già ritirati dopo aver ultimato le loro incombenze.

André non riusciva ad addormentarsi. La preoccupazione per la sua Oscar non lo abbandonava.

Oscar aveva cenato, poi lo aveva fatto chiamare nella sua stanza. E gli aveva comunicato che l’indomani si sarebbe presentata regolarmente in caserma.

André non era riuscito a controllare la sua reazione. “Oscar! Stai scherzando, spero! Il dottore ha detto che…”

Lei non l’aveva lasciato continuare. “Non ha importanza. Mi sento meglio, André. Prenderò ancora una piccola dose della medicina che mi ha somministrato il dottore. Sarà sufficiente a farmi dormire profondamente e domani sarò riposata, perfettamente in grado di alzarmi. Ti sei forse dimenticato che tra pochi giorni ci sarà la convocazione degli Stati Generali? E’ necessaria la mia presenza, André. Abbiamo poco tempo per organizzarci…”

André aveva cercato in tutti i modi di convincerla a restare a Palazzo Jarjayes. Ma era stato del tutto inutile. Oscar era decisa, risoluta.

Si alzò dal letto e lasciò la sua stanza. Palazzo Jarjayes era silenzioso, immobile. Non si udiva alcun rumore. Ormai tutti dormivano. Camminò fino a ritrovarsi davanti allo scalone che portava nelle stanze del generale Jarjayes… e di Oscar…

“Sarà riuscita ad addormentarsi?” Quel pensiero lo convinse a salire la scala e raggiungere la stanza di lei. Era di fronte alla porta. Non udiva nulla. Avrebbe dovuto andarsene. Ma accadde qualcosa. Qualcosa che fu più forte di lui. Non riconobbe quasi se stesso, nel compiere quel gesto. Silenziosamente, facendo attenzione a non fare il minimo rumore, aprì la porta ed entrò nella stanza. Chiuse la porta, sempre in assoluto silenzio. La camera di Oscar era rischiarata da una candela, che emanava una luce fioca, flebile, ma sufficiente a percepire ogni cosa. André si mosse sicuro. Conosceva bene quella stanza. Si avvicinò al letto di Oscar. Era distesa bocconi. Un braccio era abbandonato lungo il letto. I capelli biondi sparsi sul cuscino, luminosi anche in quella luce minima.

“Come sei bella, amore mio..” pensò André mentre la guardava. Quel senso di tenerezza, di protezione così intensa, che aveva provato quel pomeriggio, lo prese di nuovo. Ma stavolta era diverso. Stavolta alcuno sguardo si posava su di lui. Si chinò di fianco al letto, come un fedele si sarebbe chinato di fronte al suo Dio. Al Dio, per cui avrebbe fatto qualsiasi cosa. A cui avrebbe dato in dono la sua stessa vita. Allungò una mano verso il braccio di Oscar. Con una delicatezza assoluta se lo avvicinò. Guardò Oscar per un momento. Continuava a dormire. Benedisse per un attimo quello che era accaduto quel pomeriggio. Il malore di Oscar. Quella medicina, che ora gli appariva fatata, come un filtro d’amore, che, donando un sonno profondo a quella donna da lui così amata, gli permetteva di fare quello che stava facendo. Quel pensiero lo incoraggiò. Portò la mano di Oscar vicino al suo viso, beandosi di quella carezza involontaria di lei.

“Oscar... Ti amo..” mormorò.

Alzò lo sguardo su di lei. Quella donna era la sua vita. La sua estate e la sua primavera. Il suo autunno ed il suo inverno. Il soffio che gli dava vita. E il soffio che avrebbe potuto togliergliela.

“Chiedimi di morire, Oscar. Chiedimelo ed io lo farò…”

Sul viso di Oscar era dipinto, lieve come un piuma, un sorriso.

“Stai sognando, amore mio? Vorrei essere io il centro dei tuoi sogni, dei tuoi pensieri…”

Lasciò la mano di Oscar, e posò con delicatezza, come fosse un fiore prezioso il braccio di lei sul letto. L’interrompersi di quel contatto, di quella carezza lo investì di una grande tristezza. Lo fece sentire debole, come se Oscar in quel gesto gli avesse trasmesso una linfa vitale. Una linfa vitale di cui lui non poteva fare a meno. La guardò nuovamente. Posò una mano sul viso di lei, scostando una ciocca dei suoi capelli, cosi lucenti, morbidi come seta. Volse lo sguardo al corpo di Oscar. Il sonno profondo, artificiale di lei, la consapevolezza di quel momento di abbandono di volontà della donna, lo resero ardito. Con una mano sfiorò il bordo del lenzuolo che la copriva. Continuava a non riconoscersi in quei gesti, in quel furtivo momento di contemplazione. Prese con delicatezza il lenzuolo ed iniziò a scoprire lentamente il corpo di Oscar.

“Oscar… non svegliarti ora...” sussurrò, come fosse una preghiera.

Rimase senza fiato. Oscar non indossava nulla. Non se lo aspettava. Il corpo stupendo, disteso. Quella pelle bianca, trasparente che lui conosceva così bene.

“Fermati André… fermati ora…” si sorprese a dire a se stesso.

Ma tutto fu inutile. Allungò nuovamente una mano verso di lei. Con un tocco lieve, cominciò a sfiorare la schiena di lei. Chiuse gli occhi, turbato, rapito da quella sensazione. Avrebbe dovuto fermarsi. Smetterla. Oscar avrebbe potuto svegliarsi. Ma non riuscì a vincere se stesso. Iniziò a percorrere il corpo di Oscar, con quella carezza delicata.

“Perdonami, Oscar… perdonami per quello che sto facendo…” mormorò piano.

Percepiva chiaramente le curve morbide che segnavano il suo corpo. Riuscì ad aprire gli occhi. Sobbalzò di colpo. Aveva sentito un movimento di lei. Quasi impercettibile. Allontanò la mano di colpo. Trovò il coraggio di guardare il viso di Oscar. Era stato un movimento nel sonno, aveva pensato André osservandola. Involontario. Oscar continuava a dormire. Ma quel subitaneo gesto di Oscar era stato sufficiente a risvegliare André dal suo sogno di un momento. Da quegli istanti di follia richiamati dall’amore. Sempre con la massima attenzione, riportò la coperta sul corpo di Oscar.

“Dormi, Oscar… io starò vicino a te questa notte.”

Era deciso a farlo. Sarebbe stato accanto a lei, assaporando la gioia di guardarla dormire. Se ne sarebbe andato all’alba. Ma non prima. Si sedette accanto al suo letto e allungò nuovamente una mano verso il viso di lei.

“Ancora un'ultima carezza, amore mio…”

“André…” André sobbalzò. Oscar aveva gli occhi aperti, ed ora lo stava fissando.

Rimase impietrito. Ritrasse di colpo la mano che pochi istanti prima stava per posare sul viso di Oscar. Avrebbe voluto sprofondare in quel momento. “Dio… ti prego. Fa' che si sia svegliata solo ora!” pregò con tutte le sue forze.

Oscar si alzò, leggermente. “André…”

Decise di tentare. Tentare una bugia che sapeva assurda, lui per primo.

“Ero venuto… a vedere se eri riuscita ad addormentarti… Oscar…”

Trovò la forza di guardarla negli occhi. Cercò di leggere un'espressione in quello sguardo. Ma il viso di lei era indecifrabile.

Oscar non rispose nulla. Si limitava a fissarlo in silenzio.

“Oscar… di' qualcosa. Qualsiasi cosa… ma, ti prego, parlami!” pensò André, maledicendosi per quei gesti che aveva compiuto poco prima. Abbassò lo sguardo, in attesa di udire le parole di Oscar, di udire il suo tono di voce che si sarebbe rivelato sicuramente rabbioso. Del resto non poteva essere altrimenti. L’aveva sorpreso nella sua stanza. In piena notte! Senza aver almeno bussato! Lui non aveva mai osato un comportamento simile. Oscar non glielo avrebbe mai perdonato!

“Devo avere il coraggio di guardarla negli occhi. Ho fatto una cosa imperdonabile… è giusto che affronti la sua collera…” pensò. Alzò lo sguardo verso di lei. Continuava a non dire nulla. André trovava sempre più insopportabile quel silenzio.

Poi, finalmente, Oscar parlò. “André… non mentirmi. Io… non stavo dormendo…”

André impallidì, e istintivamente portò lo sguardo sul flacone della medicina che il medico aveva prescritto ad Oscar.

Lei comprese. “Non ho preso la medicina, André…”

Cosa fare? Cosa dire? André era paralizzato. Poi, di colpo, si rese conto della situazione. Perché mai, se Oscar aveva percepito tutto, aveva sentito ogni cosa, non aveva reagito immediatamente? Questo pensiero gli fece anche notare il tono di voce di lei. Non era proprio quello che André si sarebbe aspettato. Cosa stava succedendo? André era confuso.

Oscar rispose a quella domanda muta, come se gli avesse letto nel pensiero. “André… è stato così difficile non reagire al tuo tocco… ma era così bello… avrei desiderato che tu non smettessi più. Hai smesso, per poi sedermi accanto. Per starmi vicino… Dimmi, è questo che fa l’amore? E’ questo?”

André era rimasto senza parole. Quante volte, quante aveva pregato Dio di prendersi la sua vita, se in cambio di essa avesse potuto sentire la voce di Oscar pronunciare quelle parole? Possibile che le sue preghiere disperate, piene di angoscia fossero state ascoltate da quel Dio che lui aveva finito per maledire?

Lo sguardo di André era perso in quello di Oscar. Il suo corpo tremava, nella sua testa viaggiavano mille pensieri diversi. Faticò a trovare la voce. “Sì, Oscar… questo è ciò che può farci fare l’amore. Una delle tante cose… che ci può portare a fare…” Era stato poco più di un sussurro. Non riusciva a credere a quello che stava sentendo dalla voce di lei. Eppure era tutto reale. La voce di Oscar, lo sguardo di lei che sembrava volesse arrivare fin nel profondo del suo animo, del suo cuore. Riprese a parlare, la voce incrinata. “L’amore può farci fare mille cose, Oscar…”

Oscar rimase in silenzio. Poi parlò. “Sì, è vero. E tu me lo hai dimostrato, André. Da sempre…”

André alzò lo sguardo su di lei. Il tono di lei era così dolce. Oscar si alzò leggermente dal letto, appoggiandosi su un braccio. Poi avvicinò una mano al volto di André. La sua carezza era esitante, la mano tremava leggermente. Quel gesto era così nuovo per lei, sconosciuto. Si sentiva quasi goffa nel compierlo. Ma era anche un gesto voluto, desiderato. Da così tanto tempo… André prese tra le sue la mano di Oscar, e la baciò delicatamente. Percepì un sussulto in lei. Oscar era stata percorsa da brividi di felicità quando André aveva posato sulla sua mano quel bacio così delicato, ma nello stesso tempo rivelatore di una passione repressa da troppo tempo. André alzò lo sguardo su di lei. Rimasero, così, in silenzio, guardandosi negli occhi per un tempo indefinito. Un silenzio apparente, ma che in realtà racchiudeva parole infinite. Frasi mute che finalmente prendevano corpo. Che accompagnarono il primo bacio. Ma stavolta non era come quella sera. Quando André aveva usato quel gesto su di lei con rabbia, con disperazione. Era diverso. Diverse le sensazioni che provava Oscar. Il suo cuore batteva più forte. Il suo cuore di donna. Questa volta Oscar rispose a quel bacio. Con tutta se stessa. André smise di baciarla, le prese il volto tra le mani.

“Oscar… ti prego… dimmi la verità. Dimmi la verità sulle tue condizioni di salute. Io…”

Oscar non rispondeva. Si rendeva conto che non aveva mai potuto nascondere nulla ad André. Lui leggeva nei suoi pensieri, nel cuore come nessun’altro sapeva fare. Aveva intuito qualcosa. Era giusto che sapesse, certo… soprattutto ora. Ripensò alle parole del dottore. Alla sua diagnosi. Pochi mesi di vita. “No! Non è giusto! Non adesso, che io ed André potremmo essere felici! No!” Quel pensiero la faceva disperare. Si allontanò da André e si gettò sul letto con un gesto rabbioso, premendo il viso sul cuscino. Mordendosi le labbra, cercando di non piangere.

André si alzò, e prese ad accarezzarle i capelli. “Oscar…ti prego! Non nascondermi nulla…” La sua voce era dolce, ma velata di angoscia.

Oscar si volse verso di lui, con una mano cercò di allontanare le lacrime. Sorrise mestamente. “André… ti dirò tutto. Te lo prometto. Ma non stanotte. Io ho bisogno di tempo per…” Non riuscì a terminare la frase. Nuove lacrime si affacciarono ai suoi occhi, a spegnere quel sorriso forzato che Oscar aveva cercato per tranquillizzare il suo André. Nascose nuovamente il viso nel cuscino. Il corpo scosso dai singhiozzi.

Oscar sentì il letto ondeggiare lievemente. André si era sdraiato accanto a lei. Oscar si girò dandogli le spalle, che tremavano ancora lievemente, scosse dal pianto.

Avvicinò il suo viso a quello di Oscar. “Va bene, Oscar..non ti chiederò più nulla. Me lo dirai quando ti sentirai pronta a farlo. Perdonami… non volevo farti stare male…”

Ma Oscar non stava già più pensando alla sua tisi, alla sua sofferenza. André era dietro di lei, percepiva il calore del suo corpo. Sentiva il respiro di lui sul suo viso. Sentiva la sua voce. I loro corpi erano vicini. Così vicini…

André portò un braccio a circondarle la vita. “Oscar..”

Si era limitato a pronunciare il suo nome. Ma la sua voce, quel tono così caldo, pieno di passione, erano stati sufficienti a sconvolgere Oscar. Era una situazione così nuova per lei. Eppure così bella, così sublime da toglierle il respiro. Sentì un languore caldo, strano percorrere il suo corpo. Un corpo che ora gli mandava dei messaggi così intensi, così particolari.

“Oscar… cosa devo fare? Mandami via, ti prego. Mandami via… prima che…” La voce di André tremava, in quella preghiera che in realtà chiedeva il perfetto contrario.

Oscar si voltò verso di lui. Occhi negli occhi. “No… io non voglio che tu vada via André…” mormorò, accarezzando con le dita le labbra di André. Abbassò lo sguardo per un attimo. La sua voce esitava. “André… si può desiderare qualcosa, desiderarlo più di ogni altra cosa al mondo e averne paura nello stesso tempo?"

André le accarezzò il viso. Comprendeva il suo stato d’animo.

“Oscar… anche io ho paura in questo momento. Ho paura di svegliarmi e di rendermi conto che tutto quello che sta succedendo non è che un sogno.” La strinse contro di sé, affondando il viso nei suoi capelli. “Ma non devi avere paura, Oscar… Non devi aver paura di me…” le mormorò.

Oscar alzò il viso su di lui, sorridendo. “Hai ragione André… aver paura dell’amore, sarebbe come avere paura di te.” Gli accarezzò il viso, poi riprese: “Ed io non ho paura di te André… io ti amo…”

Era tutto quello che André chiedeva. “Oscar… ti prego… dillo ancora..” riuscì solamente a dirle, la voce che gli tremava.

Oscar glielo disse mille e mille volte ancora, in quella notte d'estate piena di stelle.

 

Parte Seconda

Che cosa ho visto? Che cosa hanno visto i miei occhi?

Sono passati più di  tre mesi, da quella notte.

E’ necessario così poco tempo, una notte soltanto, ad un uomo per rendersi conto degli errori di tutta una vita?

Non riuscivo a dormire, quella notte. Ero inquieto, agitato.

La mia ultima figlia..la mia Oscar.

Nel pomeriggio precedente si era sentita male.

Il dottore che avevo fatto chiamare con estrema urgenza aveva addotto quel malessere ad uno stato di affaticamento.

Qualche giorno di riposo, ed Oscar si sarebbe ripresa.

Povero dottore! Si può essere degli ottimi bugiardi! Ma mai con un padre!

Qualcuno si stupirebbe, leggendo gli sfoghi di questo povero vecchio.

Gli sfoghi di un padre che è stato definito insensibile, egoista, senza cuore. Schiavo di se stesso, del suo orgoglio.

Parole che mi sono state dette proprio dalla donna che ho amato per tutta la vita, dalla madre delle mie figlie.

Oh, certo! La mia amata compagna di vita, non me le ha mai dette chiaramente. Nessuno nella mia casa si è permesso mai! Nessuno si è mai ribellato apertamente a me. Al generale Jarjayes.

Nemmeno quando ho preso tra le braccia Oscar, appena venne alla luce.

Ero come un pazzo quella notte.

Avevo chiamato tutti nella stanza dove mia moglie aveva partorito.

Tutti dovevano sapere!

Avevo alzato verso l’alto le braccia, che tenevano la mia adorata figlia. Avevo pronunciato poche parole: “E’ nato il mio sesto figlio. Il suo nome sarà Oscar François de Jarjayes! Sì! Questo è mio figlio!”

Dopo, nella stanza era piombato il silenzio. Si udiva solo il pianto di Oscar. Aveva iniziato a piangere improvvisamente, come se, per assurdo, anche lei avesse compreso la scelta scellerata che avevo fatto.

La notizia che Oscar era in realtà una bambina, aveva già fatto il giro del mio palazzo.

L’annuncio che avevo fatto aveva gelato tutti. Ricordo ancora lo sguardo dei presenti, incredulo, ma anche inorridito. Ma io ero il generale Jarjayes. E se quella era la mia scelta, per quanto abominevole ed incomprensibile, doveva essere accettata.

Rimanemmo soli, io e mia  moglie.

Mi voltai verso di lei.

Era sdraiata sul letto, pallida, ancora provata.

Quello sguardo mi perseguiterà per tutta la vita.

Uno sguardo così pieno di dolore, di angoscia. Ma lessi anche una supplica muta in quegli occhi.

Adagiai Oscar nella culla, accanto al letto della madre.

Mia moglie continuava a fissarmi.

“Questo è quanto!”, le dissi, risoluto.

Lei rimase in silenzio per qualche secondo, poi parlò. “Permettimi di dirti una cosa. E poi, ti giuro che non tornerò mai più sull’argomento. Mai più. Potrai crescere nostra figlia come vorrai. Potrai darle un’educazione maschile, farne il più valoroso soldato… ma non potrà mai essere un uomo. E non sarà sempre una bambina, crescerà. Verrà un momento della sua vita, in cui rinnegherà tutto quello a cui l’hai costretta.”

Risi a quella frase. Come ero arrogante in quel momento! La mia rabbia, davanti ad un’altra figlia femmina mi aveva portato un senso di onnipotenza. Le chiesi come potesse sentirsi così sicura di una cosa del genere.

“Verrà il giorno in cui si innamorerà di un uomo.”, fu la sua risposta.

Il mio unico commento alla frase di mia moglie fu un’altra risata di scherno.

Non mi riconosco più in quell’uomo. Nell’uomo di tanti anni fa.

Ma questo già da molto tempo prima, di quella notte di tre mesi orsono.

Mi ero già pentito della scelta che avevo fatto.

Scelta! Che parola ridicola!

Oscar non deve averla certo vissuta come tale!

Il giovane Girodel mi aveva chiesto la mano di Oscar. Ne parlai con lei, ma non volle intendere ragioni. Avrei potuto impormi. Ma stavo imparando. Stavo iniziando a capire i miei errori. Così rispettai la sua scelta.

Mi illusi persino di aver sbagliato. Il rifiuto di Oscar a quella proposta di matrimonio mi regalò una fievole illusione. Un’illusione che in realtà voleva celare i miei sensi di colpa. Farmi sentire in pace con la mia coscienza. Mi attaccavo a quei pensieri come un morente si attacca agli ultimi soffi di vita: forse ad Oscar non interessava davvero vivere come una donna. Forse davvero la vita che avevo scelto per lei era quella giusta. Pensai anche che le parole pronunciate da mia moglie trent’anni prima fossero state solo lo sfogo disperato di una madre. L’ultimo tentativo di distogliermi da quella mia intenzione così risoluta.

Mi sbagliavo, Dio solo sa, quanto..

Tre mesi fa.

E’ notte fonda.

Percorro i corridoi del mio palazzo. Sono preoccupato per Oscar. Arrivo di fronte alle sue stanze.

Apro appena la porta, il necessario per poterla vedere. Per accertarmi che stia riposando in un sonno tranquillo. Non lo facevo da tanto tempo. Forse l’ultima volta era accaduto quando era bambina.

Mi sono sempre preoccupato per lei. Ma sempre da lontano, senza farmi notare. Solo ora mi accorgo di quanto deve aver sofferto Oscar per il mio comportamento verso di lei. Specialmente quando era ancora bambina. Ma non solo… Per tutta la vita non avevo fatto altro che trattarla come un maschio. Senza i gesti di tenerezza che ci si aspetterebbe da un padre, con rudezza, quasi.

Come mio padre aveva fatto con me. Come fanno i padri di figli maschi.

Nella stanza di Oscar vedo una luce vaga, forse quella di una candela. La finestra che dà sulla terrazza è aperta. Il vento muove leggermente le tende.

Non riesco ancora ad intravedere il letto di mia figlia. Così, lentamente, dischiudo ancora un po’ la porta…

Sento dei sospiri, dei gemiti.

Non riesco a crederci eppure… Trattengo il respiro, per ascoltare, per essere certo di quello che credo di stare udendo. Non mi posso sbagliare…

Guardo. Quello che vedo mi lascia senza fiato.

Oscar è sdraiata sul letto, nuda. C’è un uomo chino su di lei. Sta accarezzando il corpo di mia figlia. Lo percorre con baci intensi, languidi. Ora i loro visi sono vicinissimi, si baciano e quell’uomo si unisce ad Oscar nel gesto supremo d’amore. Il gesto che unisce un uomo e una donna, da sempre, dall’inizio dei secoli.

Quell’uomo è André…

Riesco a trovare un momento di razionalità, dopo il turbamento quasi insopportabile che mi ha travolto.

Un attimo che mi è sufficiente a richiudere la porta dietro di me, ad andarmene, ancora sconvolto da ciò che ho visto, da ciò che ho udito.

 

Sono passati tre mesi. Non so più nulla di Oscar. Ha abbandonato il reggimento della Guardia nazionale. Per seguire André, per stargli accanto, per difendere gli ideali del suo uomo.

Quelle lontane parole di mia moglie mi tormentano:

"Permettimi di dirti una cosa. E poi, ti giuro che non tornerò mai più sull’argomento. Mai più. Potrai crescere nostra figlia come vorrai. Potrai darle un’educazione maschile, farne il più valoroso soldato… ma non potrà mai essere un uomo. E non sarà sempre una bambina, crescerà. Verrà un momento della sua vita, in cui rinnegherà tutto quello a cui l’hai costretta.”

“Verrà il giorno in cui si innamorerà di un uomo.”

Quella frase l’ho risentita e l’ho rivista nei tuoi occhi quando ti feci leggere il breve messaggio di addio di nostra figlia.

Dopo averlo letto, non ci rimase altro che abbracciarci disperati.

Le tue parole si sono rivelate giuste.

Quel giorno che tu avevi previsto, è giunto.

Ma non è questo che mi addolora. Perché ho capito che è quello che ho sempre desiderato in fondo… La felicità di Oscar… Mi addolora averti perduto, Oscar. Forse senza avere neppure la possibilità di rivederti un’ultima volta.

Senza averti potuto dire che ti voglio bene.

 

Parigi, 12 settembre 1789

 

**Questo è ciò che resta di un taccuino appartenente al generale Jarjayes, oltre ad altre poche pagine, contenenti peraltro scritti di importanza secondaria. Il taccuino fu visto ancora stretto tra le mani del generale dai suoi servitori, la mattina del 16 settembre 1789.

Mattina in cui l’uomo fu ritrovato morto.

Il generale Jarjayes si era tolto la vita.

 

 

Fine

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