Only for fans (Un gioco di ruoli)
parte IV
Warning!!! The author is aware and has agreed to this fanfic being posted on this site. So, before downloading this file, remember public use or posting it on other's sites is not allowed, least of all without permission! Just think of the hard work authors and webmasters do, and, please, for common courtesy and respect towards them, remember not to steal from them.
L'autore è consapevole ed ha acconsentito a che la propria fanfic fosse pubblicata su questo sito. Dunque, prima di scaricare questi file, ricordate che non è consentito né il loro uso pubblico, né pubblicarli su di un altro sito, tanto più senza permesso! Pensate al lavoro che gli autori ed i webmaster fanno e, quindi, per cortesia e rispetto verso di loro, non rubate.
Arrivata a casa, al termine del mio turno,
telefonai ad Elisa, e gli spiegai tutto. Della visita di Andrè, di come ero
stata felice di vederlo e della mia decisione.
“Elisa..penserai che sono una persona
incoerente, immagino. Prima decido una cosa, e poi..”
“Non sei incoerente Ele!” rise divertita
“Sei solo..cotta come una pera! Per me va bene..io rispetto la tua
decisione..ma..” e qui, il suo tono di voce diventò un po triste “..ecco,
non vorrei solo che tu soffrissi di questa cosa..Io..”
“Elisa..ti ho mai detto che ti voglio un
bene dell’anima?”
“Oh…”
“Sei un tesoro a preoccuparti così. Hai
ragione, forse starò male..ma sono stata molto peggio senza vederlo.
Quindi..”
“Quindi. Ho capito Eleonora, non aggiungere
altro..” scherzò la mia amica. “Allora..stasera usciamo con gli altri? E’
deciso?”
E
così fu.
Alcuni giorni dopo, accadde un altro fatto
nuovo, che avrebbe portato nuovi avvenimenti.
Era il fine settimana: io, Elisa, Andrè e
Simone, un nostro amico commentavamo divertiti il volantino che era stato
affisso sulla bacheca riservata alle iniziative studentesche.
“Però! Una festa in maschera!” esclamò
Elisa.
“Siamo ad Aprile quasi. Carnevale è finito
da un pezzo! Ma come fanno a venirgli queste idee? E soprattutto dove trovano il
tempo di divertirsi tanto? Io, ho così tanto da studiare, che non so più dove
sbattere la testa!” scherzai.
Andrè annuì: “Già! E’ vero! A volte me
lo domando anche io!”
Simone fece notare ad Andrè, che in ogni caso
lui non aveva di quei problemi. Aveva dato l’ultimo esame e ormai gli mancava
solo la discussione della tesi.
“Si, finalmente siamo quasi al traguardo!”
commentò divertito. Poi riprese “In ogni caso..non parteciperò alla festa!
Mi piace vedere gli altri..ma io! Mi sentirei ridicolo!”
“Ridicolo? Ma dai..e se, per ipotesi, ti
travestissi..quale costume sceglieresti?” domandai.
Andrè scoppiò a ridere: “Mhà..vediamo..qualcosa
che onori la Francia magari..!”
Elisa lo soppesò con lo sguardo.
“Uhm..ti vedrei bene vestito da…..”
“Napoleone?” scherzai.
“No..Andrè è troppo alto!” rispose
Elisa.
“Re Sole?”
“Nooo! Era grasso e con il triplo mento!”
“Giacomo Casanova?”
“Nooo…non mi convince..e poi mica era
francese! Zero in storia, Ele!!” fù l’ammonimento scherzoso di Elisa nei
miei confronti.
Andrè osservava divertito lo scambio di
opinioni tra me e la mia amica, riguardo ad un suo possibile travestimento.
“Ci sono! Da Tulipano Nero!” esordì
Simone.
“Uh! Si! L’ideale! Ti vedo già Andrè!
Mantello, e mascherina..” confermò Elisa, soddisfatta.
“Cappa e spada eh? Penso che tu stia
parlando del film “primula rossa”! Bhè..si..ma io non sono Alain Delon!”
sbottò scherzosamente Andrè.
“No..molto molto meglio..” sussurrò al
mio orecchio Elisa, con un risolino sommesso.
“Andrè! Andrè!”
Ci voltammo di colpo nel sentir chiamare il
suo nome. Si trattava di Luciano che ci raggiunse con un’aria un po’
affannata.
“Ehilà! Ti stai allenando per la maratona
di New York?” scherzò Andrè vedendolo in quello stato.
Luciano, fece una smorfia, poi consegnò un
mazzo di chiavi ad Andrè e che riconobbi immediatamente dal portachiavi. Erano
quelle dell'appartamento di Andrè.
“Hai trovato i dischetti che cercavi
Luciano?” domandò.
“Si..si Andrè..però..ecco..mentre, ero da
te e li cercavo ha suonato il telefono..” si interruppe di colpo, lanciando
un’occhiata imbarazzata nella direzione di me ed Elisa. Simone a quel punto ci
salutò per poi allontanarsi.
“Ha suonato il telefono. Bene! Di solito..è
quello che fanno i telefoni!” rise Andrè, ma smise di colpo vedendo
l’espressione perplessa e sempre più a disagio di Luciano.
“E’ successo qualcosa? Hanno telefonato i
miei genitori?” domandò inquieto.
“No non preoccuparti. Non erano i tuoi, solo
che...ecco..non so se…”
“Dai Luciano! Parla! Se ti preoccupi per
Elisa ed Eleonora..”
Mi intromisi. “Noi andiamo via..” mormorai
per toglierci da quella situazione alquanto imbarazzante, seguendo l’esempio
di Simone. Mi sentivo di troppo.
Mi voltai, facendo un cenno ad Elisa di
seguirmi, ma Andrè mi trattenne.
“No, non c’è ragione perché ve ne
andiate!” Poi si voltò verso Luciano. “Allora deciditi!”
Luciano emise un sospiro ampio e lungo, poi
cominciò a raccontare:
“Bhè..mentre ero da te, ha suonato il
telefono. Io, naturalmente, non sapevo se rispondere o meno, fatto sta, che
prima di decidere cosa fare si è inserita la segreteria e..” si interruppe di
colpo. Sembrava titubante. Infine parve decidersi.
“Andrè..da quanto tempo non telefoni a
Corinne?” Luciano buttò giù la domanda di colpo. Vidi Andrè farsi scuro in
viso, e abbassare lo sguardo.
“Da un po’..sai..l’ultimo esame mi ha
preso parecchio e..”
“Un po eh? Andrè..io lo mastico poco o
niente il francese, lo sai. Ma ti garantisco che il tono di voce di una donna
incazzata è uguale in tutto il mondo. E Corinne..lo era..e di brutto..”
terminò.
Così..era Corinne che aveva telefonato.
Sentire pronunciare quel nome, mi provocò un senso quasi di nausea.
Nello stesso momento, però mi resi conto,
stranamente per la prima volta, di un particolare.
Andrè, da quanto sapevo, si era sempre recato
regolarmente in Francia. Anche nei primi mesi in cui lo avevo conosciuto.
Feci un rapido calcolo mentale, tornando
indietro nel tempo..e mi resi conto che Andrè era tornato in Francia l’ultima
volta, a metà Febbraio..quindi più di un mese e mezzo prima.
Luciano, intanto, era giunto alla mia identica
conclusione..ma non per merito solo suo:
“Andrè..ti posso riferire solo quel poco
che ho capito, e che purtroppo è stato più che sufficiente..mi spiace. Corinne
sbraitava letteralmente..diceva che non sei più tornato..e pazienza. Ma..che
ora..non le telefoni nemmeno. All’inizio urlava, sul serio, poi ha cominciato
a piangere continuando a parlare, ma singhiozzava tanto che non più capito
granchè di cosa diceva. Infine ha messo giù.. Capisci..che non me la sono
sentita di rispondere..ho lasciato che terminasse tramite la segreteria..”
Rimanemmo, tutti in silenzio per alcuni
istanti. Osservavo Andrè. Il suo viso continuava a mostrare un’espressione
che mi sorprese. Appariva contrariato, infastidito più che dispiaciuto.
E fu proprio lui a rompere quella scena di
mutismo.
“Corinne..ha ragione..non mi sono più fatto
vivo..ma lo sai..”
Luciano lo interruppe con un gesto della mano,
e con un piccolo sorriso, quasi a voler distendere quei momenti imbarazzanti.
“Non devi giustificarti Andrè! So quanto ci
hai dato dentro con lo studio..ed in ogni caso..non è con me che devi
giustificarti, se proprio ne senti la necessità..”
“Si, infatti. E..in ogni caso Corinne, mi ha
solo preceduto. Le avrei telefonato io in questi giorni. Avevo già intenzione
di partire. Entro martedì o mercoledì prossimo al massimo..” terminò
asciutto.
“Bene! Vedrai..andrà tutto a posto..vi
vedrete, farete la pace come due colombelli e tornerà il sereno!” affermò
Luciano soddisfatto.
Seguivo la scena, sentivo le parole, pur senza
comprendere il significato di quello che accadeva intorno a me. Mi appoggiai al
muro.
Andrè sarebbe partito. E..inoltre..presto
avrebbe discusso la tesi. Sarebbe tornato in Francia? Forse per sempre questa
volta?
Avevo sempre ignorato deliberatamente quella
realtà, anche se ne ero conscia. Quasi, come se non pensandoci fosse possibile
in qualche modo trattenere Andrè.
E invece…
“Bene..adesso che è tutto chiarito..che
stavate facendo di bello?” domandò Luciano, deciso a chiudere l’argomento.
“Oh..del ballo in maschera, sai quello
organizzato dagli studenti..vedi il volantino” rispose Elisa indicando la
bacheca. “…e stavamo cercando un costume adatto per Andrè..!” concluse in
maniera scherzosa.
“Un costume? Ah! Andrè gli ha raccontato
dell’anno scorso?” domandò con un’aria camplice Luciano, osservandolo.
“Cosa?! No! No! Ti prego! Ancora quella
storia no!!” disse Andrè, facendo un gesto vago con le mani, come se stesse
scacciando una mosca.
E invece, Luciano ci raccontò.
L’anno passato, durante i festeggiamenti per
Hallowen, erano riusciti a convincere Andrè a travestirsi. Avevano scelto loro
per lui, un costume ispirato al personaggio del film “Il corvo.”
“Avreste dovuto vederlo! Era un gran pezzo
d’uomo! Ci ho fatto pure un pensierino! Altro che Brandon Lee!” esclamò
Luciano.
Andrè diede una bottarella sul collo del suo
amico:
“Mon
Dieu non hai pietà! Che figure mi fai fare!” poi si voltò verso di noi.
“Non mi sono mai sentito più ridicolo! Vatti a fidare degli amici!” sbottò
divertito.
“E non è finita! Ha avuto così tanto
successo vestito così..che una nostra compagna di facoltà..ha voluto fargli un
ritratto vestito e truccato in quella maniera!” aggiunse Luciano, sempre più
esilarato dall’espressione di Andrè, che lo guardava allibito.
“Un ritratto?”
“Si..Andrè non voleva..ovviamente! Ma
l’abbiamo convinto e ha posato per alcuni giorni e proprio qui in facoltà!
Eh..il nostro Andrè rubacuori! Quando la notizia si è sparsa..la nostra amica
ha ricevuto parecchie richieste, per partecipare alla “messa in opera”..e
così..Andrè ha fatto il modello per la felicità di molte studentesse!”
“Mi piacerebbe vedere questo ritratto!”
esclamò Elisa.
Diedi una gomitata alla mia amica. Elisa a
volte, aveva il potere di parlare troppo!
“Oh..puoi vederlo! E’ ancora esposto, con
lavori di altri studenti, nell’aula di posa…Penso che nessuno avrà mai il
coraggio di staccarlo dalla parete, perché questo vorrebbe dire subire una
lapidazione in pubblica piazza da parte di molte ragazze!!” rispose
Luciano, per poi scoppiare a ridere.
Andrè, inutilmente, cercò di distogliere
Elisa dal suo proposito, schernendosi. Ma lei insistette.
E così uscimmo per raggiungere l’edificio
che occupava la Facoltà di Architettura, e l’aula di posa.
“Eccolo la! Quello sulla sinistra, vicino a
quel poster..” affermò Luciano, quando aperta la porta ci trovammo
nell’aula, che al momento appariva vuota.
Superando i cavalletti, le sedie e
quant’altro occupava la stanza, ci portammo davanti al ritratto.
“Oh…”
Elisa fu l’unica a farsi scappare un
commento.
|
Io, non ne fui capace. Ero rimasta senza
parole, davanti a quel ritratto. Il foglio su cui era stato disegnato era
piuttosto grande, all’incirca delle dimensioni di un poster. Il disegno, fatto a matita, era giocato sui
toni del nero, e di varie nuance di grigio. Andrè, era ritratto seduto su uno sgabello.
Il volto, leggermente chino, gli occhi chiusi; le braccia distese
parallele di fronte al corpo, le mani giunte. Appariva, come se fosse
stato ritratto, al termine di una preghiera. Quello che più mi sorprese furono le ali. Erano ali appena accennate, in un grigio
chiarissimo, si intravedevano appena, constrastando con il resto del
disegno che appariva nitido. Era semplicemente stupendo.. |
“Allora? Che vi dicevo? Vi garantisco, che
in quei giorni, c’era la fila in aula..eh eh!”
Andrè interruppe il suo amico.
“Dai Luciano! Mi hai già fatto fare una
figura abbastanza ridicola per oggi!!” scherzò dandogli una pacca affettuosa.
“Ma che figura! E’ un bellissimo disegno!
Vero Eleonora?” rispose Elisa, volgendosi nella mia direzione.
“Si..certo..è bello. Molto..”
Elisa afferrò Luciano, lo prese sottobraccio.
“Luciano..fammi vedere cosa c’è di
interessante in giro..chissà..se letterature moderne..mi annoierà, potrei
cambiare idea e diventare architetto o chissà che altro!” enunciò, per poi
allontanarsi e uscire dall’aula in sua compagnia, tra l’altro con l’aria
di chi la sapeva piuttosto lunga.
Rimasi esterefatta. Che diavolo le saltava in
mente?
Ci fu un momento di imbarazzo. Sentivo che
stavo per scoppiare, soprattutto considerando il fatto di avere Andrè così
vicino. Così mi avvicinai ulteriormente alla parete dove era attaccato il
ritratto.
“Mi…hanno colpito le ali..” dichiarai,
indicando il disegno. Andrè avanzò anch’esso fino a trovarsi proprio di
fianco a me. Sorrise.
“Io..non faccio commenti! Dovevi vedermi in
quei giorni! Appollaiato su uno sgabello duro come il marmo, truccato come un
Demonio..e con tutti quegli occhi fissati su di me! Non mi sono mai sentito così
a disagio! E grazie a Dio..mi hanno almeno lasciato tenere i pantaloni!”
scherzò.
“I..pantaloni?”
Andrè scoppiò a ridere. “Si! Volevano
ritrarmi..nature..diciamo. Ma ho rifiutato! O così..o niente! La vergogna che
provavo era già sufficiente!”
“E’ un bel contrasto però. Hai il viso di
un demonio..e le ali!” risi.
“E tu..come mi vedi Eleonora? Diavolo o
angelo?”
Sussultai. Andrè aveva posato le mani sulle
mie spalle, portandosi dietro di me.
Cercai un tono disinvolto, mi rischiarai la
voce.
Poi, fuggii da quel contatto. Mi voltai verso
di lui. Lo sguardo di Andrè era così dolce. Continuava a guardarmi, aspettando
una risposta.
“Oh..bhè..io..non lo so ancora. Devo ancora
decidere..” risposi sorridendo. Cercavo in tutti i modi di portare sul vago
quella discussione, che mi sconvolgeva, e mi portava anche un po’ di paura.
Andrè si avvicinò un po’, poi:
“Si..certo. Comunque io…”
“Scusate. Siete studenti di questo corso?”
Ci voltammo. La voce che ci aveva interrogati,
apparteneva ad un tale, che ci osservava perplesso.
“No..cioè io sì. Ma non abbiamo
lezione..” rispose Andrè per tutti e due.
“Bhè..allora dovreste uscire. Fra dieci
minuti arriveranno alcuni studenti..per una lezione.”
Lasciammo l’aula, e riuscimmo a rintracciare
Elisa e Luciano, che chiaccheravano beatamente davanti ad una macchinetta che
distribuiva bevande.
Si chiaccherò ancora un po’ del più e del
meno mentre uscivamo dall’edificio, dopodichè Luciano ed Andrè ci
salutarono, per poi lasciarci.
“Elisa! Che cosa ti è saltato in mente di
andartene in quel modo?!” sbottai non appena fummo rimaste sole.
“Se me lo chiedi..evidentemente ti manca
qualche rotella Ele!” rispose lei ridendo.
“Elisa..o sei molto crudele..o sei molto smemorata! Andrè..”
“Andrè..ci farà una bella sorpresa,
credo!” fu la strana risposta di Elisa.
Non ci fu modo di continuare quella
conversazione perché ci accorgemmo solo in quel momento di essere già
piuttosto in ritardo per una lezione e questo ci costrinse a tornare di corsa
nella nostra facoltà. Ne fui quasi contenta..
La domenica, insieme a tutto il solito gruppo
di amici, si decise per gita in una località di lago.
Il mio umore era decisamente nero. Andrè
sarebbe partito nei primi giorni della settimana seguente.
Comunque, non volevo rovinare la giornata a
nessuno con la mia tristezza, e cercai, per quanto possibile, di dissimularla.
La giornata era stupenda. Il sole, quasi
accecante, nella sua luce del primo pomeriggio, si rifrangeva sull’acqua del
lago.
I miei amici, decisero per un’escursione in
battello. Solo io ed Elisa rifiutammo.
“Soffro il mal di mare! Eleonora si è
offerta di farmi compagnia..vi aspetteremo! Andate pure!” mentì Elisa, avendo
compreso che il mio umore non era dei migliori, e che, preferivo rimanere un
po’ in disparte.
Così, lasciammo i nostri amici, al piccolo
pontile da cui sarebbe partita la barca per l’escursione e ci avviammo verso
il lungolago.
Poche persone, passeggiavano come noi,
tranquille.
“Che ne dici di una spremuta Eleonora? E’
una bella giornata ma fa anche un caldo pazzesco!!” esclamò sbuffando Elisa,
indicandomi l’insegna di uno dei tanti bar che si affacciavano sulla
passeggiata.
Ci fermammo subito. Il bar disponeva di una
grande terrazza sul lago. Alcuni tavolini coperti da ombrelloni che sembravano
promettere un po’ di ombra e riparo da quel sole cuocente. Senza indugiare
troppo ci accomodammo ad uno di questi.
“Ah! Che pace Eleonora! E’ proprio bello
questo posto! Sono contenta di essere venuta qui.”
“Si” annuii “è vero. “Trovo che
luoghi come questo trasmettano una calma ed una pace incredibili. Mi ci volevano
proprio…”
“Sei molto giù, eh?”
“Si, ma passerà. Tutto passa..”
Elisa sospirò senza fare alcun commento.
Arrivò un ragazzetto piuttosto giovane, che
prese le ordinazioni.
“Vado a vedere se hanno delle caramelle..”
annunciò Elisa, per poi alzarsi, e dirigersi verso l’interno del bar.
“Ele! Vi ho trovate!”
Mi voltai di scatto rimanendo sorpresa . Andrè,
si avvicinò sorridendo.
“Posso sedermi?”
“Si..certo. Ma, cosa..cosa ci fai qui? Non
sei andato con gli altri?”
Scosse la testa. “No..non ne avevo molta
voglia. E poi..come lasciare due damigelle sole?” terminò scherzando.
Si sedette.
“E’ un bel posto vero Eleonora?” accennò
Andrè.
“Si..lo stavo dicendo proprio con Elisa. Non
ci ero mai stata. E pensare che è a pochi chilometri dalla nostra città..”
“Bhè..ti sorprenderesti se ti dicessi che
non sono mai salito sulla Torre Eiffel? Penso di no..” accennò Andrè
ridendo.
“No, infatti..spesso è così!” scherzai.
Andrè si voltò verso di me. “Già..è
vero. Abbiamo delle cose bellissime sotto gli occhi..e spesso non ce ne
accorgiamo. Per fortuna non è sempre così..” mormorò.
Mi voltai verso il bar. Elisa non si decideva
a tornare..e Andrè continuava a guardarmi in un modo..
“L’Italia è un paese stupendo..e questo
di oggi, è uno dei posti più belli..che abbia visto..”
“E’ vero Andrè..e mi stupisci. Di solito,
molte persone, tendono a trovare le località di lago..alquanto noiose..per non
dire quasi soporifere..”
Andrè si distese sulla sedia, appoggiando le
gambe sulla ringhiera della terrazza.
“Noiose? No..io personalmente adoro questi
posti..li trovo molto..romantici. Tu cosa ne dici?” mi domandò.
“Oh..io credo di sì. Suppongo di si..”
“Supponi?”
“Oh..io, non ho molta esperienza in questo
settore..” risposi con un risolino forzato.
“Esperienza? Settore? Non capisco..Stai
parlando di marketing Ele?” commentò ridendo.
“Dai Andrè..oh..insomma dai! Hai capito
cosa voglio dire! Io..dell’amore ne so poco. Ho..poca, anzi nessuna
esperienza…”
“Non ci credo.”
Rimasi colpita dal tono di Andrè che era
cambiato di colpo per farsi deciso e risoluto. Quell’affermazione
mi irritò. “Eppure è così!” sbottai.
“Non hai mai amato nessuno? Non è
possibile..non una persona come te Eleonora. Non lo credo possibile” ripetè
questa volta con dolcezza.
Mi risentii di quel tono arido che avevo avuto
poco prima con lui, e così:
“Bhè..ecco in effetti, non ho detto proprio
la verità…” e così, cominciai a
raccontargli di Gabriele, e di quello che era successo durante la mia
adolescenza.
“Ecco tutto. In ogni caso, avevo sedici
anni. A quell’età..spesso si chiama amore qualcosa, che non lo è. Si pensa
che sia amore..e invece..” terminai così, perché non riuscivo a trovare le
parole.
Andrè, intanto aveva allontanato le gambe
dalla ringhiera, si mise più comodo ed avvicinò la sua sedia alla mia.
“Secondo me lo era invece..altrimenti non si
spiegherebbe la tua paura..”
“Paura?” sibilai, furiosa.
Andrè annuì tranquillamente. Sembrava non
badare minimamente al mio tono di voce.
“Si..paura. Paura di amare qualcuno, paura
di perderlo..come è successo con quel ragazzo..quattro anni fa..E poi..”
“Non
capisco di cosa stai parlando!” lo interuppi di colpo, querula.
Andrè ignorò il mio commento:
“E ce la stai mettendo tutta per far vincere
questa paura. Ho notato sai..che quando tra di noi, in compagnia, si affronta
l’argomento..tu stai sempre in disparte, limitandoti a qualche battuta
acida.” fece una pausa sospirando. “Chiudendoti dietro delle scuse: dicendo
che tu sei troppo giovane, che vuoi pensare solo allo studio..”
“E allora? Cosa ci sarebbe di male? E’
vero! Io..”
“Tu cosa? Vuoi importi un limitè di età?
Vuoi decidere tu? Peccato che non sia così facile. Non si decide di innamorarsi. Succede.
Succede e basta. E tu non ci puoi fare niente..”
Basta! Basta Andrè! Avrei voluto gridare,
urlare in quel momento.
Cosa credeva? Che non lo sapessi?
“E la paura non basta Eleonora. Non basta a
difenderti, a scappare dall’amore. Ma prima o poi imparerai a combatterla..”
“Stai dicendo delle sciocchezze Andrè! Non
ho alcuna paura! E, se per ipotesi, fosse come dici tu, invece, non vedo il
problema!”
Andrè sorrise, e si voltò. Quelle iridi
verdi, rese ancora più intense dal riverbero del lago a pochi metri da noi,
piene di fuoco e fiamme, mi scrutavano, facendomi sentire totalmente
vulnerabile.
“Infatti il problema non c’è. Chi ti
ama..capirà le tue paure e saprà aspettare..L’amore è anche saper aspettare
una donna..”
“Non ne vale la pena!” sbottai con una
risata stridula. “Perderebbe il suo tempo. Non sono niente di speciale!”
“Questo..lascialo valutare all’uomo che ti
amerà..” rispose Andrè dolcemente.
“Si..certo..vedremo..cos’è questa predica
Andrè? Il manuale dell’Amore a dispense o magari un saluto piuttosto
originale visto che stai per partire?”
Quella frase
acida mi era scappata. Mi morsi la lingua, ma troppo tardi.
“Saluto?” ripetè perplesso, poi, con mio
enorme stupore riprese, sorridendo. “Ah è vero..partirò per Parigi. Ho
anticipato. Partirò domani. Ho già prenotato il biglietto aereo..”
“Buon vaggio!” sbottai.
“Ma tornerò Eleonora. E quando tornerò
io..”
“Eleonora!!!!”
Mi voltai, e vidi Elisa.
“Finalmente! Si può sapere dove ti eri
cacciata?”
Elisa, rimase di sasso, davanti al mio tono.
Poi, si accorse della presenza di Andrè e capì il motivo della mia impazienza.
“Eleonora! Indovina chi ho trovato dentro al
bar! Maddalena!! Te la ricordi? La nostra compagna di liceo! Ho chiaccherato con
lei finora..e le ho detto che ci sei anche tu. E’ qui con amici..vuoi venire a
salutarla?” buttò tutto d’un fiato.
“Si! Certo!”
Non aspettavo altro che poter scappare da
quella situazione così mi alzai immediatamente.
Quella conversazione con Andrè, mi aveva
sconvolto più del dovuto, e non volevo restare un minuto di più sola con lui.
Ero sempre riuscita a nascondere tutte le mie
paure. Tutte le mie insicurezze. Come era possibile che lui fosse riuscito a
leggere così bene dentro di me, arrivando a capire tutto quello che provavo?
Ma la cosa peggiore era un’altra…
Eravamo appena uscite dal bar, e ritornavamo
verso il tavolino, dove Andrè era ancora seduto osservando il lago, quando in
lontananza si scorgeva il battellino di ritorno dall’escursione.
“Vado ad aspettarli al pontile, e poi,
veniamo qui tutti insieme. Sicuramente ci sarà qualcuno che berrà volentieri
qualcosa..” accennò Andrè, per poi alzarsi, lasciando me ed Elisa sole.
“Ele..che è successo mentre ero dentro al
bar?”
“Perché?”
“Come perché! Mi sei saltata addosso in una
maniera prima!”
Sospirai. Non avevo alcuna voglia di rivivere
quella scena di poco prima, raccontandone i particolari ad Elisa, proprio non me
la sentivo.
“Niente..anzi, scusami Elisa: non volevo
trattarti male..”
La mia amica mi osservò corrucciata, e
sicuramente, per niente convinta delle mie parole; ma con mio grande sollievo,
non insistette oltre.
Andrè, dopo poco meno di una decina di
minuti, ritornò verso di noi in compagnia dei nostri amici.
“Ragazze! Meritava davvero! E’ un peccato
che non siate venute!” esclamò Luciano.
Già! Proprio un peccato, pensai. Sarebbe
stato meglio andare..se solo avessi immaginato cosa era successo con Andrè.
Lui, dal canto suo, parlava e sorrideva con
gli altri. Non appariva toccato in alcuna maniera dalle parole sprezzanti che
avevo avuto per lui. Spesso anzi, si voltava verso di me, osservandomi con
insistenza.
La giornata volgeva al termine, e così
passeggiando, facemmo ritorno verso il parcheggio dove avevamo lasciato le
nostre automobili.
“Santo cielo! Saranno dei forni!” sbuffò
una nostra amica.
Decidemmo così, di aprire le macchine,
lasciando circolare un po’ di aria per raffreddare gli abitacoli, che erano
davvero pregni di un calore quasi insopportabile.
“La macchina di Andrè ha il condizionatore,
ma saremo clementi..e aspetteremo voi volgo!”
esclamò in maniera quasi boccaccesca Elisa, suscitando le risate di molti.
Andrè raccolse i nostri giubbotti e i nostri
zaini per riporli nel bagagliaio.
Mi ricordai di avere il cellulare nella tasca
interna del mio giubbottino e seguii Andrè, per poterlo prendere.
“Andrè, dovrei prendere il telefonino. E’
nella mia tasca interna..”
Lui, si spostò di lato, per darmi modo di
trafficare.
“Ele..volevo dirti che non volevo salire in
cattedra oggi pomeriggio..Devo averti fatto quest’impressione..ma non erano
quelle le mie intenzioni..Erano tutt’altre in realtà..”
Feci spallucce, con fare indifferente, anche
se dentro di me risaliva l’agitazione. Volevo chiudere quella conversazione,
subito.
“Non me la sono presa, se è questo che
pensi. In fondo..io ho le mie opinioni sull’argomento. Tu hai le tue, e le hai
esposte. Non vedo il problema..”
Mi voltai verso di lui. Sorrideva appena.
“Opinioni?
E’ così che chiami le mie parole?”
Sussultai leggermente. “Certo! Opinioni!
Come altro dovrei chiamarle?”
“Bhè..sei molto…brava nel voler chiudere
gli occhi davanti alle cose..o alle..opinioni
come le chiami tu..”
“Che cosa vuoi dire?” scattai.
Andrè allargò il suo sorriso, facendo un
segno di resa con le mani. “Ok, ok..ne riparleremo comunque. Molto presto..”
Non gli diedi risposta, e continuai a cercare
il mio telefono, sempre più agitata, conscia del suo sguardo che non mi
abbandova un solo istante.
Poi, quando ebbi recuperato finalmente il mio
cellulare, Andrè chiuse il bagagliaio con un gesto secco.
Poi, tutti insieme ripartimmo per tornare
verso casa.
Andrè, chiudeva la fila delle auto.
Regnò il silenzio nell’abitacolo per un
po’ di tempo. Elisa, seduta di fianco a me, sul sedile di dietro si era
assopita.
Luciano, seduto vicino ad Andrè, che guidava
tranquillo, fumava una sigaretta.
“Ah..le gioie del condizionatore! Adoro
questa macchina! Quando diventerò ricco sfondato, come te Andrè..me ne comprerò
una uguale! Per ora ti invidio e basta!” esclamò divertito.
“Sai benissimo che puoi prendere la mia
macchina, quando vuoi..ti prendi le chiavi e vai..Occhio a riportarmela intera
però!” rispose Andrè con un tono altrettanto allegro.
I due scoppiarono nuovamente a ridere.
“Eleonora.” Scattai. Era la voce di Andrè.
“Sei silenziosa. Qualcosa non va? Non ti senti bene? Vuoi che rallento..o che
facciamo una sosta?”
“No..no” balbettai.
Diventai rossa come un peperone. Se solo Andrè
avesse potuto immaginare quello che stavo pensando, mentre mi aveva richiamato.
Stavo osservando la sua mano, muoversi sul
cambio, e improvvisamente avevo pensato a come sarebbe stato sentirla su di me..
Avvampai nuovamente, dandomi della sciocca.
Stavo diventando decisamente paranoica..pensai con rabbia.
“Meglio..comunque se più tardi vorrai fare
una sosta dimmelo tranquillamente” considerò osservandomi attraverso lo
specchietto.
“Una sosta?” Luciano esordì. “Sono una
settantina di chilometri! Non stiamo partendo per il giro del mondo in ottanta
giorni!!” terminò sfottendoci.
Né io, né Andrè le dammo risposta.
Mi accomodai meglio sul sedile, e osservavo il
panorama scorrere veloce.
Mi sforzavo di non farlo, ma nonostante ciò,
mi voltavo spesso ad osservare Andrè. E spesso, sorprendevo i suoi occhi verdi
e penetranti, fissarmi attraverso lo specchietto; così,
mi voltavo di colpo con aria distratta, cercando di riportare
l’attenzione fuori dal finestrino.
Alcuni minuti dopo, venni risvegliata dai miei
pensieri, da una manovra improvvisa di Andrè, che fece sbandare l’auto.
Anche Elisa, che sonnecchiava sin dalla nostra
partenza, si svegliò di colpo.
“Che è successo?” domandai.
“Un pazzo! Un imbecille ci stava tagliando
la strada! Che animale!” urlò Luciano, poi indicò con il dito il lunotto
posteriore. C’era una macchina poco dietro di noi.
“E’ quello?” domandai.
Luciano annuì, per poi rivoltarsi verso la
strada di fronte a noi.
“Tho! Un semaforo rosso! Adesso gliene dico
quattro a quel pilota della domenica! Aspetta solo che si fermi!” esordì
Luciano.
Il tale che ci aveva quasi fatto uscire di
strada, si affiancò e abbassò il finestrino. Stava evidentemente per dire
qualcosa, ma Luciano lo aggredì:
“Li mortacci tua! Ma chi ti ha dato la
patente? L’hai vinta con le figurine??”
L’uomo mostrò una faccia sorpressa e
perplessa. Probabilmente, aveva notato la targa francese dell’auto di Andrè,
ed era rimasto senz’altro senza parole, davanti alla rabbia di Luciano,
esposta in un inequivocabile “slang” all’italiana sottolineato peraltro da
un’accento marcatamente romano.
Andrè scoppiò a ridere, e appoggiò un
braccio sulla spalla di Luciano.
“Calmez vous! Calmez vous! N’est pas…”
Ma non riuscì a terminare. Il “pilota della
domenica”, come l’aveva chiamato Luciano allargò lo sguardo sempre più
confuso davanti a quel fiume di parole perse tra francese ed italiano.
“Scusate…pardon…”
balbettò infine per poi partire con un’accelerata violenta lasciando
noi ancora fermi al semaforo a ridere di quella scena buffa.
Quell’episodio divertente, che commentammo
per un po’, stemperò le mie ansie e la mia inquietudine, permettendomi di
rilassarmi almeno in parte.
Arrivammo piuttosto in fretta. Andrè
accompagnò a casa Elisa, e poi me, lasciando Luciano per ultimo, il quale,
imitando la mia amica, si era addormentato durante gli ultimi chilometri verso
casa.
Arrivammo sotto casa mia.
“Scendo a prendere il tuo zaino e il
giubbotto” accennò.
“No..non è necessario. Apri il bagagliaio
da qui. Li posso prendere io..” risposi.
Raccolta la mia roba, mi avvicinai al
finestrino del lato guida.
“Allora..buon viaggio Andrè..”
“Grazie Ele. Ma tornerò presto..appena
possibile..” Ebbi l’impressione che Andrè stesse per allungare il braccio
fuori dal finestrino, verso di me. Mi allontanai di pochi passi, con fare
incerto.
Lui sorrise. Non capii se aveva ignorato il
mio gesto, o piuttosto non se ne fosse reso conto. “Tu, aspettami..”
concluse. Poi partì sfrenando furiosamente.
Arrivata a casa, e fatta una doccia
rinfrescante, presi la decisione di andare al mare per qualche giorno.
Avevo lezione..ma nessuna voglia di andarci.
La mia testa vagava da tutt’altra parte, in mille direzioni diverse.
La mia famiglia aveva un piccolo appartamento
in un paesino di mare ad un centinaio di chilometri dalla nostra città. Così,
preparai un piccolo bagaglio, e riferii la cosa ai miei genitori.
Mio padre borbottò un pochino, ma prese atto
della mia decisione.
Mia madre, con mia grande sorpresa, si limitò
ad un sorriso.
“Vai! Vai Eleonora! Ti riposerai un po’! E
per tuo padre..non preoccuparti. Per lui sarai sempre una bambina, e quindi si
agita molto..”
Così, mi consegnò le chiavi del nostro
appartamento.
Telefonai ad Elisa, per dirle di non
aspettarmi alla fermata del pullman, l’indomani. E che non sapevo quanto sarei
stata via con esattezza.
“Ah! Brava! Tu vai al mare, e mi lasci qui
così?”
Esitai. Avevo bisogno, voglia di stare sola,
ma non volevo offendere la mia migliore amica. Fortunatamente, fu proprio lei a
togliermi dall’imbarazzo.
“Sto scherzando Eleonora! Mi sta bene!”
scherzò “ Quando mi sono beccata il morbillo ti ho abbandonata io..e tutto
sommato meglio! Vai!! Vai e rifletti! Andrè tornerà presto!”
“E allora?”
“Ele..secondo te perché è tornato in
Francia?” domandò insinuosa.
“Per Corinne..”
“Si, questo lo so anche io. Ma nello
specifico..”
Sospirai.
“Ok..ok Ele! Lasciamo perdere! Ho recepito
il messaggio! Ormai ti conosco, so come sei fatta! Ma..se fossi lì adesso, ti
tirerei le orecchie! Quando perderai il vizio di nascondere tutto quello
che..”
La interruppi, con la scusa di essere molto stanca. Elisa non ribattè a quel mio atteggiamento, se non con un festoso arrivederci.
Continua...
Mail to windeyes@tin.it