Only for fans (Un gioco di ruoli)
parte V
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Era Martedì.
Ero
arrivata al mare il mattino prima, piuttosto presto. Il piccolo alloggio mi
aveva accolto nel solito modo in cui ti accolgono le case al mare, lasciate
deserte durante la stagione fredda.
Umidità, odore di chiuso.
Avevo aperto le finestre, per cambiare
l’aria. E uscita sulla piccola terrazza mi fermai a guardare il mare, respirando quell’aria fresca e ventosa,
impregnata di salsedine; e fui felice di aver preso quella decisione.
Avevo bisogno di stare sola.
Il Lunedì, lo passai in totale pigrizia,
alternando lunghe camminate sulle spiagge pressochè deserte, se non, per
l’incontro casuale con qualche persona anziana, o qualche pescatore di ritorno
dal molo, con passeggiate nel
piccolo centro storico.
Aprile era ormai iniziato. La stagione si
apprestava a riprendere, e si vedevano già alcuni turisti stranieri gironzolare
guardando le vetrine, i punti caratteristici.
Pensare. Non pensare. Pensare. Non pensare.
Alternavo anche questo stato d’animo,
riflettendo su Andrè, sulle sue parole.
Era il secondo giorno al mare. Mi sembrava di
essere in quel luogo da una vita. E pareva che a nulla fosse servito.
Era pomeriggio, forse le quattro. Il mare a
differenza del giorno prima, era meno agitato.
Seduta su una panchina a poca distanza dalla
ringhiera del molo, infagottata nella mia giacchetta, osservavo il movimento
delle onde, completamente alienata, instupidita.
Sgomenta, da tutto quello che stava
succedendo. Da quello che era successo.
Sgomenta soprattutto
davanti al fatto che Andrè, aveva capito così tante cose su di me.
Tutto. Anche quello, che io stessa non avevo mai avuto il coraggio di ammettere.
Di guardare.
Ma più forte di quelle considerazioni,
continuavano ad essere le mie paure.
Paura di amare, di soffrire certo. Ma anche la
paura di essere inadeguata, il disappunto e la tristezza di sentirmi banale,
quasi invisibile.
Come poteva essere che Andrè…?
“Scusa..posso sedermi?”
Mi voltai, e rimasi senza fiato per un
momento.
Ferma e in piedi di fianco alla panchina su
cui ero seduta, vidi una donna.
Era la donna più bella che mi fosse mai
capitato di vedere. Aveva un viso perfetto, l’incarnato simile a porcellana. E
gli occhi..turchesi come il colore del mare in tempesta.
Portava i lunghi capelli biondi, raccolti in
un nastro. Mi colpì il suo abbigliamento così leggero in quella giornata, sì
primaverile, ma comunque piuttosto ventosa e fredda: una camicia bianca e ampia,
portata sopra dei pantaloni scuri, confezionati in una stoffa che pareva quasi
impalpabile e che si muoveva come la vela di una barca scossa dal vento.
“Si..certo..” mormorai.
La donna, che valutai, doveva avere una
trentina d’anni, mi sorrise. Un sorriso gentile, rassicurante, ma anche
vagamente ombrato di tristezza.
Rimanemmo in silenzio per un po’.
“E’ bello il mare, vero?” domandò.
Aveva anche una bellissima voce. Forte, chiara ma anch’essa sembrava
nascondere qualcosa.
Mi voltai verso di lei. “Si..mi piace molto.
Io..adoro il mare..”
Annuì. “Anche io..”
“Quando..” cominciai “quando sono molto
triste, o qualcosa mi tormenta..o ancora quando devo prendere una decisione
importante..se mi è possibile vengo al mare. Mi siedo qui, o passeggio sulla
spiaggia..e il mare mi aiuta a leggere i miei pensieri..” terminai.
“Lo stesso capita a me. Il mare ci aiuta a
pensare, a decidere..e a riflettere..”
Osservavo quella donna sempre più incuriosita
ed affascinata. Ma la cosa che mi lasciava più perplessa era il mio
comportamento, e quello, che percepivo vicino a lei.
Un senso di sicurezza e confidenza, che,
penso, non avevo mai conosciuto. Nemmeno con Elisa.
“Ma sai.. forse ti sorprenderà quello che
sto per dirti..spesso riflettere troppo è un male, piuttosto che un bene. Si
riflette, oggi, domani ed ancora..per poi prendere le decisioni sbagliate. O
almeno..certe decisioni..”
SI voltò verso di me, sorridendo più
apertamente. “Ci sono cose, su cui non bisogna riflettere sai? Bisogna seguire
il proprio cuore..e non avere timori..”
Ci voltammo entrambe a guardare il mare,
davanti a noi.
“Diglielo. Diglielo che lo ami. Non avere
paura..” disse con un tono deciso, ma dolce allo stesso tempo.
Rimasi di sasso, a quelle parole. E,
improvvisamente, fui presa da una sensazione stranissima: come se io e quella
donna, fossimo altrove in quel momento, altrove sospese in un tempo ed uno
spazio indefinito, sedute su quella panchina. Mi sentii inquieta. Non udivo più
alcun rumore, se non il canto lontano di alcuni gabbiani, e il rifrangersi delle
onde sui piloni del molo.
Come se fossimo davvero in un mondo a parte.
Ma quella donna come..
“Come..?” domandai sconvolta.
“Ti racconterò la mia storia..io ho avuto
un uomo vicino a me, per tanti anni. Quest’uomo mi amava. Mi amava più di
tutto, più della vita stessa. Mi amò al punto di starmi accanto, anche a costo
di soffrire e, durante gli anni della nostra giovinezza, vedermi infatuata di un
altro.. Dedicò la sua esistenza a proteggermi.. E sai una cosa? Anche io lo
amavo. Lo amavo, e lo sapevo..ma rifiutavo di riconoscere in me questi
sentimenti. Avevo paure, incertezze, dubbi..mi sentivo incapace di ricevere e
dare amore.. Così..per tutti quegli anni, e per colpa mia,
il nostro rapporto..si basò su una semplice amicizia..e lui, si
accontentava anche solo di questo pur di starmi vicina. La mia storia è diversa
dalla tua..certo, e forse, anche le nostre paure, le nostre vite lo sono ma..”
si interruppe, e mi appoggiò una mano sul braccio, con un gesto che mi parve
quasi materno. Poi. “ Ma..il risultato è uguale. Io..dopo tanto tempo, sono
riuscita a vincere quelle mie paure, i miei disagi..e ad ammettere che amavo
quest’uomo, almeno quanto lui amava me. Sempre che sia possibile..sempre che
io ci sia riuscita..Me lo chiedo spesso..” accennò sorridendo tristemente.
“Vedi..siamo riusciti ad avere la nostra
parte di felicità. Eppure, nonostante questo, credimi, quanti rimpianti ho
avuto! Pensando che se avessi avuto il coraggio di guardare in me stessa, tanto
tempo prima..avremmo potuto amarci ancora di più..e per ancora più tempo. Ma
non sempre il destino è così generoso. Spesso ci dà la felicità..e se noi
non abbiamo il coraggio o la forza di afferrarli..ce la strappa dalle mani. Per
sempre..”
Ero rimasta in perfetto e assoluto silenzio,
ascoltando le parole di quella donna; centellinando ogni singola frase.
“Lei..ha ragione..certo, ma..ha appena detto
che l’uomo di cui è innamorata..ricambia i suoi sentimenti. Io invece..non
so..”
“Si, tu sai tutto invece.” mi interruppe
lei, con una voce dolce e flautata. “Sai tutto, proprio come sapevo tutto
io..ma fai finta di niente, di non vedere, di non sapere o peggio, ti ostini a
cercare di convincerti del contrario. Tu sai anche perché è partito. Ma non
vuoi ammetterlo nemmeno con te stessa. E sai perché? Perché riconoscere questi
sentimenti..ti fa paura..”
Quella donna, le sue parole, mi lasciarono
sgomenta. Aveva perfettamente ragione. Aveva colto tutti i nodi.
Desideravo farle delle domande, capire, ma non
riuscivo a proferire parola. E così, mi limitavo ad osservarla, aspettando che
parlasse ancora. E così fece;
“Non fare l’errore che ho fatto io! Non
giocarti la felicità! Non si può vivere una vita fatta di rimpianti..e
soprattutto non si può rifiutare una cosa come l’amore..Proprio non si può..”
Riuscii finalmente a dire qualcosa. “E se
lui..non ricambiasse?”
La donna, sorrise, e mi circondò le spalle
con un braccio. Quel contatto mi scaldò il cuore. Mi ricordò davvero
l’abbraccio di una madre.
“Tu sai qual è la verita. Se ti ama..o
no..ecco perché hai tanti timori. Ci sono passata anche io. Se non ti amasse..è
vero, soffriresti, rivelandole i tuoi sentimenti. Forse, lui, cercherebbe anche
di allontanarsi da te. Ma se invece ricambiasse? E’ un rischio che si può, e
si deve correre! Per l’amore di un uomo..vale la pena di rischiare..”
Scoppiò a ridere improvvisamente. “Se..tu
mi avessi conosciuta quando..” si interruppe di colpo, con un espressione
enigmatica, poi riprese. “Bhè..diciamo che qualche tempo fa.ti saresti
stupita di sentirmi parlare così, te lo garantisco!” terminò, questa volta
ridendo di un’allegria vera, autentica.
Ero sul punto di rispondere, di dire qualcosa,
quando il mio cellulare prese a suonare.
La suoneria spezzò quel momento particolare,
intangibile al punto da sembrare quasi irreale.
“Mi scusi un’attimo..” mormorai.
La donna annuì. “Non ti preoccupare..ti
aspetto..”
Mi alzai dalla panchina, e mi allontanai di
qualche passo.
“Pronto?”
“Ciao Ele..sono Andrè..”
Non riuscii a rispondere subito, scossa dal
sentire la sua voce.
“Eleonora? Ci sei ancora? Mi senti?” la
voce di Andrè era quasi ansiosa in quella domanda.
“Si..ti sento perfettamente.”
“Sono tornato.”
Non ero sorpresa. Non più. Io sapevo.
“Eleonora..ho telefonato a casa tua. E’
vero che sei al mare?”
“Si..è vero..”
Udii un sospiro dall’altra parte del
telefono.
“Quanto rientrerai..puoi venire qui da
me?”
“Si..certo..”
“Stasera, stanotte, domani..quando vuoi. Ma,
per favore, vieni. Devo vederti..”
La voce di Andrè, dolce e carezzevole, mi
regalò un brivido.
“Si..d’accordo Andrè. Verrò. Verrò
senz’altro..”
“Ti aspetto..io sono qui. Ciao Eleonora..”
“Ciao…”
Chiusi la comunicazione, e mi voltai
nuovamente verso la panchina, a cui
avevo dato le spalle durante la telefonata, e..
La bellissima e misteriosa donna bionda, era
sparita. Non mi capacitai. Ero rimasta al telefono per pochissimi istanti e,
ragionevolmente, se anche si fosse allontanata avrebbe dovuto essere ancora
visibile nei dintorni. Mi guardai intorno cercando di scorgerla. La spiaggia era
deserta, il piccolo spiazzale in fondo al molo anche, se non per una signora con
una carrozzina.
Come era possibile che si fosse allontanata
così tanto, nel giro di un minuto o meno?
Scossi la testa, ancora perplessa, e mi
riavvicinai alla panchina, su cui eravamo sedute pochi istanti prima.
Le sorprese non erano finite. Sul lato della
panchina su cui si era seduta quella donna c’era una rosa bianca.
La presi in mano, con delicatezza. Era
bellissima ma anche così strana…
Non avevo mai visto un fiore così perfetto.
Era di un bianco candido, senza ombre o sfumature diverse. I petali, erano
altrettanto perfetti, senza alcuna imperfezione. Notai che lo stelo aveva foglie
ma non spine, come se qualcuno si fosse premurato di levarle.
Chiunque, vedendo una rosa come quella,
l’avrebbe sicuramente scambiata per un fiore di stoffa tale era la sua
perfezione. Eppure quel fiore non lo era.
Emanava un profumo avvolgente e delicato,
particolarissimo.
“Non ho mai sentito una rosa profumata come
questa..” pensai osservandola con attenzione.
“Grazie..” mormorai rivolta a quella
donna, che mi aveva lasciato quel fiore stupendo.
Con cura ed attenzione, infilai il gambo della
rosa, in un’asola del mio giubbotto.
Andrè mi aveva detto di andare da lui, appena
possibile.
Non era questione di possibile. Io volevo
vederlo subito!
Ritornai di gran carriera al mio appartamento,
radunai il mio poco bagaglio, chiusi l’appartamento e partii immediatamente
per fare ritorno a casa.
Il sole che avevo lasciato al mare, scomparve
man mano che tornavo verso la città, lasciando il posto a nuvole minacciose
accompagnate ad un vento piuttosto forte che sapeva di pioggia: Ed infatti
quando arrivai in centro cominciò un tremendo acquazzone.
Non riuscii a trovare un parcheggio nelle
vicinanze, e purtroppo, non avevo nemmeno un’ombrello con
me: così di corsa, raggiunsi il portone di casa di Andrè.
Suonai e come la volta precedente, Andrè aprì
subito senza darmi il tempo di dire nient’altro che sono io.
Ero agitata, piena di interrogativi. Sapevo
cosa fare. Lo volevo fare. Ci sarei riuscita? Quella donna che avevo incontrato
al mare aveva ragione. Le sue parole erano giuste..ma io sarei riuscita a
superare le mie paure?
L’ascensore si fermò con un contraccolpo
secco all’ultimo piano.
Proprio come quella sera, di diverso tempo
prima, trovai Andrè ad aspettarmi sulla soglia della porta.
Andrè indossava un’accappatoio, e aveva i
capelli umidi. Mi sentii sciocca. Avevo così tanta voglia di andare da lui, che
non avevo nemmeno pensato di avvisarlo almeno per telefono del mio arrivo!
“Eleonora…ciao..sei già qui?” domandò
felice.
“Andrè..io..scusami. Ti ho interrotto
mentre facevi la doccia? Sono una cretina..avrei dovuto almeno avvisarti o
magari venire domani..Io..”
“Non dire sciocchezze..entra..” affermò
senza lasciarmi terminare.
“Sei bagnata fradicia! Ti porto
un’asciugamano!”
“Già..ho trovato parcheggio piuttosto
lontano e..”
“Aspetta! Te lo porto subito!”
“No..non serve..”
Scomparì per poi ritornare quasi
immediatamente in soggiorno, con in mano un’asciugamano.
“Puoi scusarmi un’attimo? Non sono..”
fece una pausa imbarazzata, guardandosi “molto presentabile..”
“Si..va bene..”
Rimasi sola nel soggiorno. Mi asciugai alla
meno peggio il viso ed i capelli, poi approfittando di quegli istanti, mentre
aspettavo Andrè, cominciai a passeggiare nel suo appartamento.
Il soggiorno, ormai così familiare, il
cucinotto, il suo studio ingombro di libri, disegni, progetti. Il suo tavolo da
disegno..
Sfiorai prima solo con lo sguardo, poi con un
tocco leggero della mano alcuni suoi oggetti.
Considerai che era passato un po’ di tempo,
e feci ritorno nel soggiorno.
Il mio sguardo, ormai per abitudine e forse
anche per masochismo si orientò verso il tavolino. E fù allora che mi resi
conto che la foto di Corinne era scomparsa. Fui presa dal panico..un panico
completo misto ad una emozione che mi fece tremare. Scioccamente mi avvicinai
ancora al tavolino..come per assicurarmi di non aver visto male.
E, proprio in quel momento Andrè spuntò dal
corridoio.
Il contrasto tra l’espressione con cui mi
aveva accolto, e quella che mi si presentava in quel momento mi fece
rabbrividire.
Lo osservavo. Fermo, in piedi davanti alla
finestra aperta, incurante del vento gelido portato dal temporale. I tuoni, che
ogni tanto, rombavano in lontananza, aumentavano il mio disagio.
“Che fai con quel giubbotto ancora addosso
Ele? Avanti..toglilo..è fradicio. Ti prenderai un’accidente..ed inoltre..non
te ne andrai tanto presto. Io..”
Assecondai la sua richiesta, più che altro
per avere il tempo di riprendere un minimo
di controllo.
Andrè cominciò a passeggiare, poi dal
ripiano della libreria lo vidi prendere qualcosa in mano.
Si voltò verso di me e mi mostrò
l’oggetto. Era una penna..del tutto simile a quella che gli avevo prestato
tanto tempo prima..
“E’ curioso Ele..” cominciò. “Ti sei
mai fermata a pensare che spesso le cose più belle, più belle ed importanti
della nostra vita spesso nascono da cose banali? Come questa..” osservò la
penna “Almeno, per mè è stato così. Fin dalla prima volta che ti ho
visto..”
Deglutii. Non riuscivo a muovermi, a dire una
sola parola. Mi limitavo a guardarlo.
“Certo..non so se è così anche per te..io
comunque credo di si..” mormorò. Poi “Eleonora..io sono tornato in
Francia..e tu sai il perché. Si, ho lasciato Corinne..”
“Io…”
“Avrei dovuto farlo, tanto tempo fa..quando
feci ritorno in Francia, dopo il nostro primo incontro. Già da allora. Tu sai
cosa vuol dire fare l’amore con una donna e rendersi conto di pensare ad
un’altra? Perché è questo che mi è successo..al punto che da quel momento
in poi partire, lasciare l’Italia era una cosa impensabile per me: ormai lo
facevo solo per i miei genitori..Corinne..lo so..forse mi giudicherai
insensibile, questo non lo so..comunque per me lei non era più nulla se non
un’amica. Sì a volte cedevo alle sue insistenze, la vedevo, stavo con lei ma
nel frattempo pensavo a quella ragazza dallo sguardo così dolce, al suo viso. A
te Eleonora. Non ho smesso un’attimo.. fin da allora ogni volta che ripartivo
per Parigi non vedevo l’ora di tornare in Italia quasi immediatamente, non
sperando altro che di rivederti Eleonora..”
Avvampai a quelle parole. Continuavo a tenere
lo sguardo basso.
“Eleonora..guardami. Guardami per favore”
sussurrò Andrè.
Non so come, ma riuscii ad alzare gli occhi su
di lui.
“Noi due siamo innamorati Eleonora. L’uno
dell’altra. In una maniera che nessuno di noi due pensava fosse possibile. Da
tanto tempo..fin dalla prima volta che ci siamo incontrati. Io lo so, e tu lo
sai..” disse piano.
“Andrè..io..”
“No. Ti prego..lasciami finire. Conosco le
tue paure, conosco tutto di te. Ma..non mi fermeranno Eleonora. Ricordi quello
che ti dissi domenica al lago? Che un uomo veramente innamorato sa aspettare una
donna? Che è amore anche quello?”
Annuii timidamente. Ripensai anche alle mie
risposte ironiche e acide..Andrè sembrò leggermi nel pensiero.
“Come vedi io avevo ragione e tu ti
sbagliavi dicendo di te stessa che non sei niente di speciale. Sei una ragazza
stupenda Eleonora..amo tutto di te. La tua voce, i tuoi gesti, la ragazza dolce
ma anche decisa e appassionata che sai essere..quando sono con te faccio cose
che non ho mai fatto, mi sento felice: mi basta starti accanto per non
desiderare altro! Ti guardo, e non aspetto altro che vedere le espressioni del
tuo viso, chiedendomi in quel momento cosa farai? Cosa starai pensando..? E,
proprio per questi e altri dieci milioni di motivi ti assicuro che varrà la
pena di aspettarti..”
“Aspettarmi..?” la voce mi uscì in un
soffio. Mi ero appoggiata ad uno dei divani. Le parole di Andrè, che dentro di
me, avevo sempre sognato, desiderato di sentire arrivare da lui, dalla sua voce,
ora mi avevano lasciato completamente incapace di riuscire a dire qualsiasi
cosa, preda com’ero di emozioni intense e mai conosciute fino ad allora.
“Si..ti aspetterò. Vincerai le tue paure,
imparerai ad apprezzare la donna meravigliosa che è nascosta in te: riuscirai a
lasciarti prendere dall’amore e dalla felicità che possiamo regalarci. Ed io
aspetterò. Dovesse passare un giorno, o anche mille. Te lo assicuro.”
Seguì una pausa di completo silenzio. Si
udiva solo il rumore fino della pioggia,
che stava ricominciando a cadere.
“Dovevo dirti queste cose Eleonora. Non
potevo più farne a meno. Ma..non ti chiedo nulla..se vorrai avermi vicino, io
non potrei essere più felice, e farò di tutto perché tu capisca quanto ti
amo. Se invece..” fece una pausa “se invece..vuoi avere un po’ di tempo
per te, per affrontare tutto questo con le tue sole forze, per arrivare a
comprendere da sola quanto siano inutili i tuoi scudi di difesa e i tuoi
timori..rispetterò la tua decisione. Ma, in ogni caso, sappi che io aspetterò.
Anche tutta la vita, se necessario.” terminò con voce decisa.
Per alcuni istanti, ci limitammo a scambiarci
uno sguardo, che non dimenticherò mai più e che ormai parlava per noi.
Non mi sembrò vero di riuscire finalmente a
pronunciare quelle parole, che avevo sempre
tenuto dentro di me, cercando di ignorarle per paura..
“Andrè..” sentii le lacrime scendere.
“Andrè..io non voglio farti aspettare! Io…”
“Eleonora..amore mio, vieni qui…” mormorò
emozionato, tendendo le braccia verso di me.
Mi ritrovai stretta ad Andrè, che mi abbracciò
con calore.
Affondai il viso sul suo petto, rifugiandomi
finalmente in quell’amore che avevo tanto ardentemente desiderato da lui, e
tanto stupidamente temuto.
E, che finalmente, riuscii ad esprimere.
“Io..ti voglio bene Andrè..ti amo!”
balbettai, stringendomi sempre di più a lui.
“Io..l’ho sempre saputo Eleonora.
Sempre..” mormorò lui. Poi, con dolcezza mi baciò.
Al termine di quel bacio, mi ritrovai
palpitante ma confusa, come accade, quando ci si risveglia da un sogno che si
vorrebbe non finisse mai, ma riuscii ad alzare il viso verso Andrè.
Era vero? Stava succedendo davvero? Non mi
sembrava ancora possibile.
“Non sapevi da quanto tempo..aspettavo
questo momento Eleonora..” mormorò lui, sfiorandomi il viso con una carezza.
Deglutii. Ero felice, così felice da sentirmi
in grado di poter fare qualsiasi cosa in quel momento. Ma, mi sentivo anche così
imbarazzata, svuotata di ogni mio timore e completamente vulnerabile davanti ai
suoi occhi: al punto da non sapere cosa rispondere alle sue parole.
“Per me è lo stesso..” farfugliai.
“Vorrei dirti di più Andrè..ma, non riesco a trovare le parole” mi scusai.
“Non importa…mademoiselle. il y aura temps…” replicò con dolcezza, poi mi
abbracciò di nuovo. Io, giurai, non avrei chiesto più niente alla vita, se
avessi avuto, in cambio, la possibilità di fermare quel momento..
Passai quella prima, meravigliosa notte con
lui. Rimanemmo seduti sul divano, abbracciati fino all’alba: ci furono parole.
Fiumi di parole che io ed Andrè, piano piano riuscimmo a tirare fuori, a dirci
l’un l’altro. Baci e carezze, accompagnarono quelle ore che per me, furono
troppo veloci a passare.
E, altrettanto veloci passavano i giorni che
seguirono. Io ed Andrè passavamo insieme tutto il tempo che era possibile, ed
ancora mi sembrava poco. Passavano così in fretta le ore accanto a lui, tanto
da farmi sentire anche inquieta: spesso venivo colta dalla paura che qualcosa si
frapponesse a noi, che accadesse qualcosa che avrebbe potuto impedirmi di avere
il tempo di dimostrargli quanto l’amavo.
Quando ne parlai con Elisa, lei da parte sua,
ebbe una sola reazione.
“E cosa dovrebbe succedere?” scherzava.
“Non ho mai visto due persone innamorate come voi! Sembrate i fidanzatini di
Peynet..!” terminò ridendo.
Arrossi. Le allusioni a me ed Andrè, anche le
più innocenti, mi imbarazzavano. Era una cosa che succedeva spesso.
Voi due. Tu ed Andrè…
Quante volte sentendo dire queste parole, mi
ritrovavo a dirmi che già, io ed Andrè..eravamo insieme. Anche con Elisa mi
era successo, e lei aveva sgranato gli occhi, davanti alla mia espressione.
“Si..ho
detto tu ed Andrè! Ma scusa..te lo ricordi chi è Andrè? Sai..quel
ragazzo..”
accennava allora, mimando con gesti divertiti.
“Si..lo
so..ma non..mi sembra ancora vero. Lo troverai strano..”
“Eleonora sei tremenda!
Capitassero a me certe
cose..”strane”! Siete perfetti!
L’ho sempre detto io! Fin dalla prima volta! Una bellissima coppia. Siete
sempre insieme, parlate, parlate per ore, ridete per cose che solo voi
sapete..e..tu mi trascuri!”
“Elisa…lo pensi davvero? Oh..forse hai ragione. Scusami..”
“Ma
no!!” Era
scoppiata a ridere, davanti al mio sguardo preoccupato. “Sto scherzando! Anzi no..forse hai ragione. Dovrei proprio essere
arrabbiata con te..” ammonì scherzosamente agitando un dito. “Ma
non potrei esserlo nemmeno volendo! Sono troppo contenta per te!! Se questo è
il “prezzo” per cui mi puoi dedicare un po’ meno tempo di una volta..lo
pago volentieri!” E terminava
la frase, abbracciandomi e schioccandomi un bacio sulla guancia.
Un pomeriggio, io ed Andrè, ci recammo al
parco. Io avevo portato con me due o tre libri a cui dovevo dare una ripassata.
Steso un plaid sul prato, ci sdraiammo a
goderci il bel sole primaverile.
“Mademoiselle..ti
avverto! Se vuoi studiare..dimmelo subito e terrò per me i miei bestiali
istinti!” scherzò, vedendomi far scorrere le pagine.
“Si..sarà meglio! Hai fatto un
bell’affare a scegliere una matricola!” replicai ridendo. “Dovrai
sopportare lo stress di esami e bocciature, insomma ti sembrerà di ritornare
all’inizio..quando tu, ormai hai praticamente finito con questa
roba..”accennai indicando gli altri libri, appoggiati sulla coperta.
“Puoi dirlo forte che ho fatto un
bell’affare! E poi non ho scelto solo
io! E tu allora? Sono francese..quindi rompiballe!
In quanto ad affari..direi
quindi, che siamo pari!” esclamò, sbottando in una risata liberatoria.
Poi, la sua espressione cambiò di colpo, si
addolcì così tanto, da farmi battere il cuore più forte e si avvicinò a me.
Rimasi incantata dal suo sorriso.
“Che bella luce hai negli occhi..” Andrè
accompagnò le sue parole ad una carezza.
Poi, sospirò. “Sarà meglio che ti aiuti a
studiare..fin che riesco a contenermi!!” esclamò con gli occhi ridenti.
Già. Dovevo darmi da fare. Avevo ancora si e
no due settimane per prepararmi a quell’esame.
Ma era così difficile
concentrarsi..soprattutto dopo le parole di Andrè.
Era già passato un po’ di tempo, il nostro
amore andava rafforzandosi ogni giorno di più..eppure..
La mia esperienza dell’amore, quello fisico,
si poteva ridurre ad una sola parola: inesistente.
Non ne avevo mai fatto un problema; lo
ritenevo un’evenienza così lontana da me. Ed invece, con quello che era
successo con Andrè, mi rendevo conto, ogni giorno di più che l’amore dei
sentimenti e delle emozioni, ha anche bisogno di qualcosa di più fisico per
completarsi.
Andrè, non mi chiedeva nulla. Fin dall’
inizio, comunque, perfettamente conscio, senza bisogno che gli avessi detto
nulla a riguardo aveva capito..complice anche quel primo bacio, che doveva
avergli rivelato tante cose su di me..
Le nostre effusioni si limitavano a baci,
carezze..più o meno intense..ma era pur sempre un rapporto fisico, che si
avvicinava molto più a quello adolescenziale, che non all’amore tra due
adulti.
Inizialmente, la cosa mi era andata più che
bene, in considerazione della totale “ignoranza in materia”, del disagio e
dell’imbarazzo che provavo..e contribuì a farmi amare Andrè ancora di più,
se fosse possibile.
Lui, infatti, unico e meraviglioso, accettava
la situazione, e anzi, piano piano, mi aiutò a conoscere tutti i gesti e le
tenerezze che possono scambiarsi due persone che si amano.
Mi rendevo perfettamente conto, che Andrè
avrebbe desiderato di più. Anche se non parlava, non accennava alcuna richiesta
a riguardo..ma le parole non servono in certi casi..
Ed ora..anche io desideravo di più. Le paure
che, grazie all’amore di Andrè, stavo lasciando dietro di me non
c’entravano..entrava in gioco la mia timidezza, e il mio falso pudore.
Si. Falso. Perché, durante i nostri incontri,
mentre Andrè mi baciava o mi accarezzava piano, pensavo che io avrei voluto
fare di più. Molto di più. Per me, ma per lui soprattutto.
Per completare quella felicità nella maniera
più bella..che un uomo e una donna potessero trovare per unirsi totalmente.
Ma non riuscivo a manifestare quel
desiderio..e aspettavo che fosse lui a spingersi oltre: Andrè, invece, non
diceva nulla, nonostante, percepissi chiaramente quanto mi desiderasse, e
continuava a cercare di mantenere il controllo.
La colpa, anche stavolta era mia..Andrè
sapeva chiaramente che non avevo mai avuto rapporti..e sensibile com’era non
se la sentiva di chiedermi un gesto tanto importante, come quello di donarmi del
tutto a lui.
Mi bastava guardarlo negli occhi. Leggere le
parole contenute negli sguardi che posava su di me.
Lui, aspettava. Il mio Andrè.
Un paio di settimane più tardi, mentre ero in
camera mia, preparandomi per andare alla Croce, mi sentii chiamare da mia madre.
Quando la raggiunsi, la trovai in cucina,
seduta su una sedia. Mi accolse con un sorriso.
“Ele..stasera io e tuo padre partiremo per
il mare..torneremo dopodomani..”
“Per il..mare?”
Lei annuì. Poi, cominciò a tomentarsi le
mani, con un’aria vaga.
E riprese. “Come va con Andrè tesoro?”
domandò con un tono affettuoso.
Quella domanda, totalmente al di fuori da quel
che era il carattere di mia madre, mi stupì. Certo, ovviamente lei sapeva di
Andrè..ma non aveva mai fatto molti commenti, se non limitandosi ad
apprezzarlo. Lo considerava un ragazzo a modo. Gentile ed intelligente.
“Bene..” balbettai, trovandomi impreparata
a quelle parole, arrossendo leggermente.
“Sono contenta…ecco tesoro..io volevo
dirti questo: se..non te la sentissi di stare sola, qui a casa
stanotte...so che stasera andrai da Andrè, quando avrai terminato il tuo
turno e pensavo..”
Dovetti sedermi sulla sedia, tanto ero rimasta
a bocca aperta.
“Mamma..cosa vorresti dire?!”
Lei sorrise, e allungò una mano, a coprire le
mie appoggiate sul tavolo.
“Sono..stata giovane anche io Eleonora...
Giovane ed innamorata..cosa credi? Proprio come te. Una giovane
donna..innamorata..e quindi posso capire che..”
Si alzò di colpo, mi si avvicinò mentre
ancora la osservavo frastornata dalle sue parole.
“Non sono mai stata molto brava con le
parole Eleonora..lo sai. Ma..ci tenevo a dirti queste cose..o quel poco che sono
riuscita a dire..” terminò, dandomi un buffetto sul viso. Poi si schiarì la
voce, che le uscì emozionata. “Ora..vai tesoro. O arriverai in ritardo al tuo
turno..”
Uscii di casa, totalmente stranita, pensando a
quel breve discorso di mia madre. Ma, stranamente, anche molto, molto felice..
Arrivai a casa di Andrè al termine del mio
turno di servizio, facendo abbastanza presto.
Ero arrivata al pianerottolo, stavo chiudendo
la porta dell’ascensore, quando
udii una voce femminile alle mie spalle.
“Bene..ho visto tutto quello che mi
interessava..” Mi voltai. La voce che avevo udito, apparteneva ad una giovane
donna, che stava uscendo dall’appartamento di Andrè, mentre lui le teneva la
porta aperta.
Aveva tutta l’aria della solita donna “In
carriera”. Aveva rivolto quelle parole ad Andrè, che intanto, si era
appoggiato allo stipite della porta del suo appartamento.
Mi avvicinai.
“Ele! Sei arrivata in anticipo! Su entra!”
esclamò, illuminandosi in viso. E così feci, passando a fianco della donna,
che mi guardò torva a dire poco.
Rimasi in piedi, poco dietro ad Andrè.
“Può darsi che ci rivedremo..” riprese
con tono civettuola la donna rivolta ad Andrè. “Probabilmente tornerò per
far vedere il tutto agli eventuali..” fece una pausa, e gli rivolse
un’occhiata che trovai, perlomeno allusiva. “…agli eventuali
interessati..” terminò poi.
Salutò Andrè, con una mossettina della mano,
ignorando del tutto la mia presenza e la vedemmo poi scomparire dietro
l’ascensore.
Andrè chiuse con un gesto della mano la
porta.
“Oh..libertè!
Finalmente soli..ma..che cosa c’è Eleonora?”
Andrè si riferiva sicuramente alla mia
espressione: cupa e nervosa.
Non mi ci era voluto niente per comprendere
quello stato d’animo che si era abbattuto su di me, vedendo quella donna
civettare con Andrè in quella maniera
plateale.
Ero gelosa.
“Niente..”
“Quella donna non se ne andava più! Questi
agenti immobiliari sono tremendi!” esclamò.
“Agenti immobiliari?”
“Già..ma non stiamo qui nell’ingresso
Ele. Dammi il tuo giubbotto..e siediti sul divano. Ha un’aria stanca, mon
cuoer”
Mi sedetti sul divano, sentendomi agitata.
Quella donna era un’agente immobilare..
“Andrè..non sono affari miei..ma..cosa ci
faceva qui un’agente immobiliare?” sussurrai in un soffio, pregando che non
arrivasse da lui, la risposta che temevo.
Alzai lo sguardo. Andrè era ancora in piedi
di fronte a me, teneva in mano il mio giubbotto.
“Ho dato il preavviso..lascerò questo
appartamento tra un mesetto..e così il proprietario della mansarda ha già
incaricato un’agenzia di trovare un nuovo inquilino. Quella donna era venuta a
vedere che tipo di appartamento fosse..per farsi un idea, per i clienti che
cerchino un appartamento mansardato..come questo..Te ne avrei parlato proprio
oggi..” rispose Andrè tranquillamente.
Mi si fermò il respiro, ed un dolore acuto
prese possesso di me. Lasciava l’appartamento?
Andrè, avrebbe presentato la sua tesi, da lì
ad una settimana..e quindi sarebbe tornato in Francia? Per sempre?
Perché? Ed io? E noi? Perché? mi domandavo.
Perché mi vuoi abbandonare? Dicevi di amarmi!
Strinsi forte le mani, fino a tendere la
pelle, fino a farmi male.
Non era possibile! Le mie illusioni, i miei
sogni..stavano nuovamente per essere distrutti? No..non avrei retto una cosa
simile! Io amavo Andrè così tanto..!
“Capisco..” mormorai, tormentandomi un
bottone della divisa che ancora indossavo.
Andrè si sedette vicino a me, mi abbracciò
portandomi più vicina a lui. Chiusi gli occhi, respirando l’aroma della sua
pelle..cercando di vincere le lacrime.
Lui riprese a parlare. “Questa mansarda è
troppo piccola per..” fece una pausa “..per quello che ho intenzione di
fare..ho già trovato un’appartamento più grande. Potro anche aprirmi uno
studio..o lavorare per qualche studio come dipendente o collaboratore esterno.
Ho già avuto delle richieste..vedremo!”
Alzai la testa di scatto. Andrè mi osservò
sorpreso. “Che cosa c’è Ele? Hai un faccino così strano!” considerò,
dandomi un bacio leggero.
Avevo quasi timore di aver capito male. Di
aver frainteso quelle parole. Pregai in tutto il cuore che non fosse così.
“Un’appartamento più grande? Qui?
In..questa città? Non in Francia?” balbettai a fatica.
Andrè allargò lo sguardo, poi. “Ele..cosa
hai pensato? Che volessi tornare in Francia?”
“Io..” abbassai il viso,ma Andrè lo
riportò verso di lui.
“Ecco spiegato questo visetto triste”
mormorò. “Ele..ancora non hai capito che ti amo? Che non voglio perderti?
E..se tornerò in Francia..se mai dovesse accadere..io ti porterò con me..”
aggiunse, e con un gesto tenero mi sfiorò una guancia.
La mia felicità a quelle parole fu tanto
grande, che non riuscii a rispondere nulla. Riuscii solo ad abbracciarlo.
“La Francia, l’Italia..qualsiasi
paese..purchè tu stia vicino a me Ele..”aggiunse, per poi baciarmi
nuovamente.
“Hai il viso stanco però..e io..invece di
lasciarti riposare ti tormento con storie agenzie immobiliari! Perché non vai a
sdraiarti un po’ in camera mia, mentre preparo qualcosa per cena? Un bel
piatto di spaghetti..che ne dici Ele?” scherzò.
“In..camera tua?”
“Non certo sul divano!” mi ammonì
ridendo. “Non è dei più comodi! Su..vieni..” e mi prese per mano.
Entrammo nella sua camera. Ormai ero di casa
nell’appartamento di Andrè..ma mi ritrovai a considerare, che ero entrata una
volta o poco più nella sua camera da letto. Le nostre effusioni..non..
Osservai la stanza, mentre Andrè abbassava
appena le tapparelle , socchiudeva le tende.
Bella, arredata con semplicità. Un letto
grande, in legno scuro e robusto, come l’armadio..
“Allora? Cosa fai lì in piedi?
Su..sdraiati..riposati un po’ amore..”
Sussultai.
Dormire, riposare? Era l’ultima cosa che
volevo..
Comunque sia, mi sedetti sulla sponda del
letto mi levai gli scarponi, la giacca della divisa, per poi distendermi.
Andrè, si sedette vicino a me, cominciando a
passare la sua mano tra i miei capelli.
“Sei molto..stanca?”
“No..non troppo..”
Mi regalò uno sguardo intenso.
“Ricordo ancora quel pomeriggio Ele..quando
venni a trovarti durante uno dei tuoi turni. Quando ti ho vista tornare verso di
me..ricordo quanto desiderai in quel momento correrti incontro, abbracciarti.
E’ stata dura resistere, sai?”
Chiusi gli occhi, emozionata dalle sue parole. Sfiorai con una
carezza la mano di Andrè.
“Dovrei lasciarti riposare..” sussurrò
Andrè, iniziando ad accarezzarmi lungo un fianco con un movimento lento e
delicato. “Ma..mi perdonerai se non riuscirò a farlo..?”
Si portò su di me, cominciando a baciarmi.
Prima piano, dolcemente, poi in maniera sempre più appassionata. Ricambiavo i
suoi baci, pregando che Andrè non si fermasse.
Percepivo chiaramente la pressione del suo
corpo sul mio, il suo desiderio..
Avvertii la sua mano, tentare di sfilarmi la
maglietta, poi, tentennare fino a fermarsi.
“No..Andrè..ti prego. Non fermarti..”
riuscii a mormorare.
Smise di baciarmi, mi prese il viso tra le
mani. “E..quello che vuoi veramente Eleonora?” La sua voce roca, emozionata
quanto la mia, tremò.
“Si..”
Cominciammo a spogliarci a vicenda,
furiosamente, senza smettere di accarezzarci, di baciarci.
“Ti farò felice mon petite couer..ma mai come tu rendi felice me…” mormorò.
La consapevolezza del mio corpo, ormai nudo e
indifeso sotto al suo sguardo..mi turbò. Sentivo la pelle di Andrè,
altrettanto libera, calda sotto le mie dita.
Cominciò a baciarmi sul collo, per poi
portare la sua bocca a scivolare lungo al mio corpo, baciando i miei seni,
scendendo sempre di più..
“Oh..” boccheggiai, rendendomi conto di
cosa stava facendo Andrè, sentendo le sue labbra posarsi su quel punto del mio
corpo. Persa nel vortice di quella sensazione di intimità, così sconvolgente.
Sentii la sua mano, stringere la mia per
un’attimo.
Mi sembrò di impazzire, quando quel piacere
sconosciuto quanto inimmaginabile scosse il mio corpo..
Ero ancora ansante, stringevo un lembo di
lenzuolo con la mano, quando Andrè baciandomi piano, ritornò con il suo viso
vicino al mio.
Mi prese il viso tra le mani. “Mia
principessa..”
“Andrè…ti prego..” mormorai
aggrappandomi a lui. Non potevo resistere ancora un minuto di più. Volevo
diventare sua, appartenergli per sempre, regalargli tutto di me..
Andrè non rispose nulla a quella mia
preghiera. Almeno, non con le parole. Ricominciò ad accarezzarmi, a sfiorarmi,
baciandomi sul collo.
Arrivai al punto di non poter resistere oltre
ma ormai Andrè aveva compreso quello che tanto desideravo ma che ancora non
riuscivo ad esprimere con le parole.
“Ele..lo vuoi davvero?” mormorò
un’ultima volta.
La mia risposta si limitò ad un bacio.
Quando Andrè, entrò dentro di me, tutto
esplose. Cominciò a muoversi pianissimo, con lentezza..
Non ricordo se ci fu dolore. Ricordo solo una
gioia immensa. Un momento indescrivile. Rapita e persa nel vortice di quello che
provai sentendo Andrè così vicino a me, nel corpo e nell’anima, fremetti nel
cuore. Le sensazioni arrivarono lì prima che nel corpo ancora teso,
soppraffatto da quello che stavo provando, da quel momento che avrebbe cambiato
le nostre vite, unendole ancora di più..
Lo abbracciai con tutte le mie forze, quando
capii che il suo piacere era ormai prossimo.
“Mia principessa..ti amo!” mormorò in
quel momento, con una voce roca e che sembrava arrivare dall’eternità stessa.
Dopo, passammo il resto del tempo,
abbracciati. Andrè mi guardava.
“Ele..tu sei davvero la mia principessa..”
mormorò.
“Io sono felice..e ti amo Andrè. Non so
come dirtelo, come dimostrartelo..mi sembra così poco..dirti queste poche
parole..”
“Vieni qui, fatti abbracciare ancora, ma
petite couer…” rispose lui, coprendomi di baci leggeri.
E la notte passò così, stretti l’uno all’altra, alternando parole
e tenerezze.
Continua...
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