Una stagione calda
parte I
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Quella
che si apprestava ad arrivare sarebbe stata una stagione calda. Calda come
l’animo del popolo francese. Un animo infiammato dalla rabbia, dalla voglia di
libertà.
Erano
questi i pensieri di Oscar. Seduta per terra, appoggiata ad un albero, ripensava
alle parole di André. “La
rabbia dei francesi è come un’onda… arriverà improvvisa e travolgerà
tutto, Oscar…” Strappò un filo d’erba e se lo portò alle labbra.
André aveva ragione. Purtroppo. Se ne era resa ben conto ormai, girando per
Parigi con i suoi soldati, osservando gli sguardi torvi, pieni di un rancore
represso a fatica che i parigini volgevano su di loro, mentre percorrevano le
strade della città durante i loro giri di sorveglianza. In quei momenti Oscar
si vergognava di quell’uniforme. Avrebbe voluto strapparsela di dosso. Si
vergognava del suo titolo.
“Mi
vergogno di essere francese…” considerò mestamente.
Certo.
Togliersi quell’uniforme. Sarebbe bastato un attimo. Ma non era così
facile…
“E
poi… forse non è troppo tardi. Forse riusciremo a salvare questa Francia così
disperata…”
Si
alzò di colpo e si diresse verso Palazzo Jarjayes.
Era
appena entrata in casa quando la raggiunse la nonna di André.
“Oscar…
tuo padre ti aspetta nelle sue stanze. Desidera parlarti…”
“Bene…
lo raggiungerò subito.”
Oscar
entrò nelle stanze del generale Jarjayes. Trovò suo padre seduto, una lettera
in mano.
“Padre,
volevate parlarmi?”
“Sì,
Oscar. Siediti per favore", disse, indicando con un cenno la sedia vuota
che aveva di fronte. Continuò: “Domani arriverà il colonnello Paolo
Duran…”
“Sì…
mi è già stato comunicato”, si limitò a rispondergli Oscar.
Da
lì a una settimana sarebbe giunta a Parigi la famiglia reale spagnola. Alcuni
ufficiali della scorta avrebbero raggiunto Parigi qualche giorno prima allo
scopo di collaborare con i militari francesi nell’organizzazione del servizio
di sicurezza. Tra questi il colonnello Paolo Duran. A lui era stato affidato il
compito di affiancare il reggimento comandato da Oscar.
Il
generale annuì.
“So
che domani verrà in visita presso la tua caserma. E, così, avrei pensato di
ospitarlo qui da noi… Conoscevo suo padre… eravamo buoni amici. Avrò
piacere di rivedere Paolo. L’ultima volta, era poco più che un bambino.”
Alzò
lo sguardo verso sua figlia.
“Domani
lo accompagnerai qui, quando avrete terminato il vostro lavoro in caserma.”
“Bene,
padre…”
“E’
tutto, Oscar. Puoi andare.”
Mentre
si allontanava, Oscar ripensava alle parole di suo padre, al suo tono di voce.
“Non
mi ha mai parlato come un padre. Lui non parla… lui ordina. Ordina e basta!”
mormorò irata, sorpresa lei per prima per quelle sue parole.
Del
resto era quella l’unica vita che Oscar conosceva. Dare e prendere ordini.
“Ho cominciato subito, del resto… appena nata...” pensò con amarezza.
Era
mattino presto, ma l’aria era già calda. Oscar era appena arrivata in
caserma, aveva raggiunto il suo ufficio, quando bussarono alla porta.
“Avanti”.
Dagout
entrò.
“Comandante,
gli uomini sono pronti a ricevere il colonnello Duran…”
Oscar
si alzò.
“Bene…
vi raggiungo subito.”
Si
avviarono verso la piazza d’armi. I soldati erano sull’attenti disposti in
fila.
“Bene,
soldati. Come sapete, il Colonnello Duran verrà accompagnato da una ventina di
suoi uomini. Ci affiancheranno nel lavoro che ci aspetterà nei prossimi
giorni.”
Alzò
lo sguardo, decisa.
“So
benissimo che molti di voi non hanno apprezzato molto la cosa. Posso capirlo…
Ma non voglio che prendiate alcun tipo di iniziativa! Quello che ci viene
chiesto è di collaborare e dovremo farlo.” Fece una pausa. “Ed in ogni
caso, voi siete tenuti a prendere ordini soltanto da me, per cui non penso ci
saranno problemi…”
La
frase di Oscar provocò l'ilarità dei i soldati. Alain ed André erano uno di
fianco all’altro.
“Ci
sarà da divertirsi André… quell’uomo non sa cosa l’aspetta…”
"Già…
infatti…", sorrise André, anche se, in realtà, in quel momento, era
completamente perso nella contemplazione della sua Oscar. Non riusciva a
staccarle gli occhi di dosso. Così determinata, ardente.
"Comandante…"
Un soldato fece per parlare.
Oscar
gli fece segno di continuare.
“Comandante…
potete contare su di noi. E, per quanto riguarda il Colonnello Duran,
collaboreremo senza creare problemi!”
Oscar
gli si avvicinò.
“Bene.”
Non
aggiunse altro. Proprio in quel momento, all'ingresso della caserma, comparve un
gruppo di una ventina di uomini, alla testa del quale un uomo in divisa da
colonnello della Guardia di Spagna, che, da solo, avanzò fino ad Oscar. Fu una
scena piuttosto strana. Ad un certo punto, il giovane si arrestò di colpo,
sorpreso, di incredulo. E notevolmente ammirato.
“Ora
ci sarà da ridere André…”, mormorò Alain, a cui non era sfuggito, come a
nessun altro, del resto, l’atteggiamento di Duran.
Oscar,
piuttosto divertita, rimase impassibile. Si limitò a salutarlo:
“Sono
Oscar François De Jarjayes, comandante dei soldati della Guardia.”
L’uomo
sembrava essersi ripreso un poco dalla sorpresa.
“Sono
Paolo Duran", ricambiò, "colonnello delle Guardie reali di Spagna.
Sarà un onore per me e per i miei uomini collaborare con voi.”
Era
chiara l'ironia nella voce dell’ufficiale. Oscar lo squadrò. Non si era mai
dilungata sull’aspetto delle persone, meno che mai degli uomini. Ma quel Duran
aveva qualcosa di particolare. Un fascino particolare. La figura alta,
prestante. I capelli corvini, lunghi, sciolti sulle spalle. Il viso abbronzato.
Gli occhi scuri, fieri, penetranti. Occhi di un guerriero. Di chi porta innato
il senso del comando. Molto simili, per qualche verso, a quelli di Oscar.
E
Duran stesso, nonostante fingesse indifferenza, era rimasto colpito. Oscar era,
effettivamente, bella. Ma non era solo questo. Erano i suoi occhi. Limpidi e
penetranti allo stesso tempo. Nei quali ardeva una fierezza… no, un fuoco
interiore, che non aveva mai visto in alcuno. Duran era un soldato. Aveva
conosciuto molti militari. Aveva visto il coraggio, la forza in alcuni di loro.
Ma - dovette ammettere con se stesso - mai percepiti con tale intensità.
Eppure, qualcosa aveva provocato in lui quel tono ironico… Un senso di
ribellione, di fastidio, di fronte a quel comandante donna, che, adesso,
valutando razionalmente la situazione, non riusciva già più a spiegarsi.
Oscar
riprese a parlare.
“Bene,
colonnello. Ora, se desiderate, potrete passare in rivista i miei uomini.”
Si
voltò verso i suoi soldati.
“Soldati!
Il colonnello Duran passerà in rivista il reggimento!”
L’ufficiale
spagnolo annuì e si accinse alla rivista.
“Molto
bene, comandante Jarjayes. Devo dire che ho avuto un'ottima impressione dei
vostri soldati. Penso non sarà necessaria una dimostrazione della loro capacità.
Mi ritengo soddisfatto così.”
“Bene”,
si limitò a rispondere lei, poi si rivolse nuovamente ai suoi uomini:
“Soldati!
Sciogliete le righe e tornate alle vostre camerate in attesa di ordini!”
Duran
era sempre più sorpreso da Oscar. Dalla sua voce forte, imperiosa, anche se così
femminile, ricca.
“Colonnello",
si rivolse, poi, Oscar a Dagout, "provvedete ad assegnare gli alloggiamenti
agli uomini del colonnello Duran”.
La
Piazza d’Armi si svuotò velocemente. Oscar e Duran rimasero soli.
“Volete
seguirmi nel mio ufficio Colonnello?” gli propose Oscar.
“Volentieri...”
fu la risposta.
“E
così, sarete ospite di mio padre”, disse Oscar a Duran, seduto di fronte a
lei nella stanza inondata di luce.
“Sì,
infatti. In verità non era mia intenzione arrecare tanto disturbo. Ma il
generale, vostro padre, non ha voluto sentire ragioni… e, così, ho
accettato.”
“Avete
fatto bene…" Oscar sorrise. Poi aggiunse "So che i nostri genitori
sono stati molto amici…”
“E’
vero.”
“Siete
già stato in Francia prima d’ora?" Oscar fece una pausa. "Ve lo
chiedo perché parlate un francese perfetto…”
L’uomo
accennò un sorriso vagamente imbarazzato.
“Siete
troppo gentile, comandante. Sì, sono già stato in Francia. Ma la mia ultima
permanenza qui risale ad una decina di anni fa, purtroppo solo per una breve
vacanza. Devo il mio francese al mio amore per questo paese. Ho molti amici
qui... Quando sono a casa", sorrise, "spesso mi sorprendo a pensare in
francese…”
Quel
sorriso scaldò il cuore di Oscar. Poi, Duran mutò espressione.
“Considero
la Francia la mia seconda patria… e non vi nascondo che non sono tranquillo
per quello che sta succedendo… le notizie che giungono in Spagna erano già
preoccupanti, ma, per quello che ho potuto vedere qui, devo constatare che erano
persino ottimistiche...”
“Sì,
purtroppo è così", convenne Oscar. "Non è un buon momento per la
Francia..”
Duran
la fissava.
“Comandante…
i vostri occhi parlano per voi…”
Oscar
capì.
“In
realtà, non penso che tutto questo finirà molto presto. Anzi… forse stiamo
solo assistendo all’inizio di qualcosa di peggiore…”
Duran
sospirò. Poi, riprese.
“E'
inutile che vi dica che sono rimasto sorpreso quando vi ho visto…”
Oscar
ebbe un sorriso rassegnato.
“Convivo
da sempre con queste situazioni. Ci sono abituata...”
“Come
è possibile che…”
“Sarebbe
una cosa troppo lunga da spiegare", lo interruppe Oscar. "Non si può
raccontare una vita in pochi minuti Duran… E abbiamo molto da lavorare,
oggi… Permettetemi di voler chiudere questo discorso…”
L’uomo
la osservò.
“Solo
una domanda… E’ stata una vostra scelta?”
Oscar
si irrigidì impercettibilmente.
“All’inizio,
no", considerò, la voce limpida. "Ma ora sono contenta della vita che
faccio”, aggiunse subito.
Duran
annuì.
“Capisco.
Bene… Al lavoro, allora…”
La
giornata era finalmente giunta al termine. André osservava Oscar, che
conversava con Duran di fronte alla porta del suo ufficio. Non riusciva a
spiegarsi l’inquietudine che aveva provato fin dal primo momento di fronte al
nuovo venuto. Aveva notato subito lo sguardo che aveva rivolto ad Oscar. Di
ammirazione, di sorpresa, certo. - Il primo impatto con Oscar: una situazione
che non gli era nuova. - Ma anche uno sguardo carico di desiderio. André era
perfettamente in grado di riconoscere quel certo modo di guardare, che non era
estraneo neppure ad alcuni suoi commilitoni. Ma anche quel desiderio negli occhi
di Duran non lo aveva preoccupato. Lo aveva infastidito, ovviamente. Ma quante
volte, senza che Oscar se ne curasse minimamente, aveva visto negli altri uomini
un’espressione simile verso di lei? E, invece, stavolta era stato diverso. Non
riusciva ancora a credere a quell'interesse che aveva percepito in lei. Lui la
conosceva così bene… così bene… Era sempre stato in grado di leggere nei
suoi occhi, nei suoi pensieri. Come nessun altro sapeva o poteva fare. Era
qualcosa che nessuno poteva portargli via. Ma, in quel momento, quando aveva
visto Duran e Oscar, quando aveva visto i loro occhi incrociarsi… Dio! Avrebbe
voluto essere cieco, sordo! Avrebbe voluto scappare! E, invece, era dovuto
rimanere lì, fermo, impotente davanti a quello che stava accadendo. Un lampo di
interesse aveva attraversato per un attimo gli occhi di Oscar. Ma quel segno
impercettibile era bastato ad André. “Oscar… quell’uomo ti
piace… ti eccita… anche se tu non te ne rendi conto…” Quell'idea lo
faceva impazzire. Ripensò a Fersen. Ma, stavolta, la situazione era
completamente diversa… Fersen non provava altro che amicizia per Oscar. Mentre
quel Duran… “Anche lui ti desidera,
Oscar!” Se solo non si fosse arruolato… Come attendente era stato più
libero, ma ora era costretto a stare in caserma… Sapeva che Duran avrebbe
passato quei giorni ospite dei Jarjayes. “Non voglio che lui dorma sotto il
tuo stesso tetto, Oscar! No!"
Continua...
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